
Sabato 12 maggio
ore 17
NOVARA
Salone della Prefettura,
Palazzo Natta, piazza Matteotti 1 |
Tahar Ben
Jelloun
Tahar Ben Jelloun, una delle personalità più importanti della
letteratura internazionale, è considerato il più grande scrittore
maghrebino contemporaneo. È nato a Fès (Marocco) nel 1944. Nel 1971
si è trasferito a Parigi, dove risiede tuttora con la moglie e i
quattro figli. Poeta, romanziere e giornalista, ha vinto il
prestigiosissimo premio Goncourt nel 1987. Nel 2002 ha ricevuto la
medaglia del Senato della Repubblica Italiana. Tra le sue ultime
opere, edite da Einaudi e Bompiani, ricordiamo: Il razzismo
spiegato a mia figlia, uscito nel 1998; L’Islam spiegato ai
nostri figli del 2001; Amori stregati e L’ultimo amico,
entrambi editi in Italia nel 2004; mentre Non capisco il mondo
arabo è stato pubblicato nel 2006. Per i contenuti toccanti e,
purtroppo, di eterna attualità, di Il razzismo spiegato a mia
figlia, il 16 novembre 1998 gli è stato conferito dal segretario
generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, il Global Tolerance Award.
Un libro che è nato con l’intento di spiegare l’Islam ai
giovani, di chiarire le idee confuse, di correggere gli errori
storici e linguistici che si sentono ripetere un po’ dovunque in
questi tempi. È sempre lui che dice di non aver voluto fare un libro
militante, perché non è sua intenzione promuovere l’Islam e che,
come lui stesso ha imparato molto dalle ricerche che ha fatto prima
di iniziare a scrivere, spera che queste pagine insegnino qualcosa
anche agli adulti. Tra infanzia e maturità vibrano anche i recenti
A occhi bassi (la storia di una pastorella che incontra la
società urbana che la trasforma in donna moderna e aggressiva che
non sa e non vuole tenere gli "occhi bassi") e Mia madre, la mia
bambina (storia di una malattia e di una persona cara che
sbiadisce come una vecchia fotografia, si spegne, infine scompare).
I suoi libri sono intrisi di parole e messaggi penetranti, che
scavano nel terreno per veder sgorgare la verità del mondo. La sua
passione civile (ricordiamo che a Parigi si è laureato in
sociologia) analizza le pieghe, e le piaghe, della nostra società
colta nei suoi innumerevoli lati deboli e oscuri, nel senso che non
sono illuminati dalla conoscenza e dalla ragione. Così all’enormità,
alla gravità delle tematiche da lui affrontate contrappone una
scrittura tersa, soppesata e semplice, ma non per questo meno ricca
d’umanità; com’è la parola degli scrittori veri.
|