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MUSEI & MONUMENTI    
      IL TEATRO COCCIA
   

 
Esterno teatro Coccia di Novara - foto ©Novara on lineLa prima notizia della presenza di un teatro a Novara risale al 1675, quando all’interno del Palazzo comunale venivano ospitate rappresentazioni di dilettanti o di Compagnie comiche di passaggio, certamente non poteva considerarsi un teatro vero e proprio tanto che in molte case patrizie, già nel XVIII secolo venivano fatte delle rappresentazioni teatrali, in occasione di feste o balli e a solo vantaggio delle classi più abbienti. Abbiamo notizia dell’esistenza di teatri presso Casa Petazzi, presso il Collegio Vecchi, Casa Bagliotti e nei locali del Collegio Gallarini. Con i Savoia la città sentì la necessità di dotarsi di un teatro vero e proprio, il quale, dopo aspre discussioni sull’opportunità o meno di costruirlo, si decise per la sua erezione sul finire del secolo XVIII. Questo teatro però ebbe vita breve, in quanto già dopo un secolo di vita, si palesò la necessità di doverlo sostituire con uno più ampio e meglio rispondente alle necessità della città. Così nel 1888, sorse nel luogo già occupato dal precedente teatro morelliano, risalente al XVIII secolo, l'edificio venne orientato con la facciata prospiciente via Rosselli. Costruito su progetto dell’architetto Olivieri, inaugurato nel 1888, il teatro fu intitolato a Carlo Coccia, maestro napoletano che per trentadue anni aveva diretto la cappella della cattedrale. L’esterno è dipinto in grigio, a "effetto granito" e su tre lati si apre un portico sorretto da colonne in granito rosso. L’atrio presenta un pavimento a mosaico, quattro colonne in ghisa reggenti la struttura portante e quattro nicchie in cui sono posti i busti di Bellini, Rossini, Donizetti e Verdi. All’ingresso della platea vi sono i busti di Saverio Mercadante e Carlo Coccia. La sala è a forma di ferro di cavallo e contiene quattro ordini. I palchi sono sporgenti, sorretti da colonnine in ghisa: decorati in stile rinascimentale, disponevano di retropalchi e di camerini privati. Il palcoscenico è molto grande, con sfondati laterali e una parte centrale mobile per consentire il passaggio delle scene e dei cavalli usati negli spettacoli equestri.
Il Teatro Coccia è stato recentemente restaurato per meglio rispondere alle esigenze del pubblico e a un gusto moderno.
 
Per saperne di più sulla storia del Teatro Coccia consigliamo il libro: Un teatro, una città. Il Coccia di Novara, di A. Antonini e B. Macaro, con due interventi di U. Ronfani e G. Tintori, Interlinea-Comune di Novara, Novara 1993.

Per guardare i videofilmati di Inviati speciali girati durante la stagione teatrale 2002/2003,
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      IL PALAZZO DEL BROLETTO
     

 
Palazzo del Broletto
Il termine broletto, deriva dal latino brolo, che significa cortile. Infatti, prima dell’edificazione del palazzo, questa era un’area libera dove si svolgeva la fiera. L’edificio che vi venne costruito è il più antico di Novara, tanto che di esso si ha notizia in un documento del 1208. Il Broletto costituì, in età medioevale, il Palazzo del Comune, dove si svolgevano le assemblee e si amministrava la giustizia. Per la sua importanza civile e pubblica, venne edificato al centro di Novara, vicino agli altri luoghi importanti della vita cittadina, come la Piazza delle Erbe e il Duomo. Nel suo insieme è formato da quattro corpi disposti attorno a un cortile, costruiti in momenti successivi a seconda della necessità, e non facilmente databili con precisione. Il palazzo rappresenta un esempio di architettura romanica, caratterizzata da una ricerca di stabilità e solidità. Costruito in mattoni, presenta una facciata con pochissime decorazioni; le finestre e gli elementi in cotto sono stati messi in risalto durante i lavori di restauro. Il piano terreno è costituito da un porticato con archi a tutto sesto. Tale porticato aveva importanza notevole nella vita della città, perché sotto di esso, in età medioevale, erano disposti i banchi dei consoli di giustizia, i magistrati incaricati di giudicare le cause civili e la giurisdizione volontaria. I banchi si distinguevano in base a stemmi che ritraevano figure di animali: vi era così il banco dell’orso, del leone, del cervo, dell’aquila. In tal modo venivano facilitati gli utenti, per lo più analfabeti. La scala d’accesso al salone superiore è chiamata Arengaria, ed è stata ricostruita durante i lavori di restauro. Dove ora sono poste le scale d’accesso alla loggia, costruita nel XVIII secolo, sorgeva la Torre dei Paratici, demolita nel secolo scorso.

La fascia pittorica del Broletto è databile tra il 1230 e il 1260-70. Raffigura, in una serie di riquadri indipendenti tra loro, scene di duelli, combattimenti con animali, castelli, figure in fuga. Significativo il dipinto risalente agli anni’30, considerato inizialmente di scarso valore artistico e rivalutato recentemente. Il valore del Palazzo del Broletto consiste principalmente nel ruolo che esso ha svolto all'interno della vita civile di Novara, oltre che nella bellezza artistica delle sue forme semplici ed essenziali.
 

      IL DUOMO
     

 
esterno Duomo Novara - foto ©Novara on lineIl Duomo attuale è stato costruito in luogo del precedente duomo romanico, risalente ai secoli XI e XII. Nel 1831, l’Antonelli, su committenza dei novaresi, propose il maestoso disegno del Duomo neoclassico, la cui realizazzione implicò la distruzione dell’antico Duomo romanico e la sistemazione di tutta l’area ad esso adiacente. Quindi il progetto antonelliano non ha previsto solo il rifacimento dell’edificio, ma anche il suo inserimento nell’urbanistica della città: infatti Antonelli realizzò il porticato volto verso la piazza e sistemò armonicamente il quadriportico, inserendo la chiesa nel tessuto urbano circostante.  Il Duomo presenta un ingresso centrale disposto sotto il pronao, con colonne corinzie dal fusto solcato da scanalature verticali e terminanti con capitello corinzio. Osservando, secondo le proporzioni, il diametro delle colonne e le misure del portone (circa 10 metri di larghezza e circa 5 di altezza) e rapportandole a noi, si può davvero parlare di gigantismo.
 
L’interno della chiesa è suddiviso in tre navate da imponenti colonne, in stucco marezzato e sempre con capitello corinzio. La navata centrale è coperta da una volta a botte appoggiata su un cornicione decorato da ovali con busti di importanti personaggi religiosi. Le navate minori hanno invece copertura a calotta in ogni campata. L’intervento dell’Antonelli si conclude con la costruzione dell’abside.

Sul fondo spicca l’arco trionfale adorno di vittorie alate, mentre al centro si può osservare una finestra circolare di vetro istoriano, raffigurante l’Assunta, databile al 1969. La ricchezza della decorazione interna contrasta nettamente con quella esterna. Sempre all’interno, è importante sottolineare che non tutti gli elementi decorativi risalgono allo stesso periodo. Alcuni altari, cappelle, statue, arredi o dipinti provengono dal vecchio Duomo romanico e hanno trovato collocazione all’interno della nuova struttura antonelliana. Un esempio di arredo antico è il crocifisso ligneo del XIV secolo, situato sulla parete della navata destra. Tra le innumerevoli bellezze artistiche interne al Duomo, risalta l’altare costruito dall’Antonelli. Costituito da un alto basamento presenta la mensa e bassorilievi in bronzo, tra cui i putti di Thorwaldsen, scultore danese e massimo esponente del neoclassicismo romano. Nella parte mediana è collocato un tempietto formato da otto colonne corinzie in marmo verde di Varallo. Nella zona superiore si nota la statua allegorica della Religione, con ai lati Mosè e San Pietro. Questo modello di altare sarà punto di riferimento per molti altari delle chiese novaresi. Infine riveste importanza storica un frammento di mosaico pavimentale medioevale, risalente ai secoli XI e XII, posto nella pavimentazione del presbiterio.

Per approfondimenti consigliamo: Il Duomo di Novara. Guido storico-artistica di Mario Perotti, Istituto geografico De Agostini-Interlinea, Novara 1995.

 

    BASILICA E CUPOLA DI SAN GAUDENZIO
     

 
La Basilica di San Gaudenzio fu ricostruita nel XVI secolo, al posto dell’antica Basilica gaudenziana che si trovava fuori le mura di Novara, e venne completata dalla cupola antonelliana nel 1840. L’edificio attuale è opera di Pellegrino Pellegrini che iniziò i lavori nel 1577.

Basilica e cupola di San GaudenzioLa prima parte della basilica, con il coro, il presbiterio e il transetto era completata, prima della costruzione della cupola, da una copertura di canne, stucco e tele. Tra gli arredi interni spiccano: la Cappella dell’Angelo Custode, con affreschi eseguiti nel 1627 dal Tanzio e la Cappella della Buona Morte decorata da affreschi del Morazzone. Imponente anche il polittico ligneo di Gaudenzio Ferrari, realizzato nel 1514 per la vecchia Basilica. Luogo di culto è invece lo scurolo di San Gaudenzio, che si trova nel transetto destro della Basilica e viene aperto al pubblico il 22 gennaio, giorno della festa patronale. Nello scurolo settecentesco è conservata un'urna d'argento con i resti di San Gaudenzio. Troviamo all'interno della Basilica le cappelle del SS. Sacramento, della Natività e dell'Angelo Custode. In tale occasione le strade adiacenti la Basilica ospitano bancarelle che diventano simbolo del giorno di festa. Dei secoli XVII, XVIII e XIX sono le cinquantanove statue che arricchiscono l’interno della Basilica. La cupola fu progettata dall’Antonelli ed è formata da una struttura autoportante a blocchi successivi che terminano nella lanterna. Il grande artista si rifece ai modelli decorativi di cupole antiche, affidando alle volte costolate che si susseguono il compito di reggere il peso del corpo superiore della cupola, utilizzando strutture arcuate interne come elementi di scarico dei pesi. Internamente ai paramenti esterni si trova cioè una seconda struttura, in mattoni, che sostiene le varie parti della costruzione. La bravura dell’Antonelli consiste, quindi, nell’aver utilizzato una struttura precedentemente progettata per una cupola di diversa natura e dimensioni. Inizialmente dotata di un solo peristilio, la cupola venne poi alzata ulteriormente con un nuovo peristilio, più stretto e poggiante su uno stilobate a finestrelle. Venne infine aggiunta la calotta molto rialzata su cui, nel 1878, fu posta la statua del Salvatore, recentemente restaurata e opera del milanese Pietro Zucchi. La costruzione raggiunge in tutto l’altezza di 121 metri e rappresenta un altro esempio di stile neoclassico, tipico del gusto antonelliano.
 

      IL BATTISTERO
     

 
Il battisteroIl Battistero del Duomo di Novara rappresenta un insigne monumento paleocristiano di grande valore archeologico. Non si hanno notizie precise circa la data di costruzione, ma si è ormai certi che la parte inferiore risale al V secolo. I restauri del Battistero iniziarono nel 1959 e si conclusero nel 1967, consentendo di ammirare tale monumento in tutta la sua bellezza. La pianta presenta la tipica tipologia battisteriale paleocristiana, con l’aula ottagonale ad absidi alternatamente rettangolari e curvilinee. La facciata ha tre ingressi. All’interno, protetti da cristallo, sono conservati i residui della primitiva piscina ottagonale battesimale, il pozzo cilindrico, profondo circa 9 metri e ora secco, da cui si ricavava l’acqua per il sacramento e il canaletto di scarico. Tra i reperti antichi, portati alla luce durante i restauri, si può ammirare il monumento funebre romano dedicato dalla liberta Dossa alla matrona Umbrena Polla, databile al II secolo. Si trova in una nicchia laterale, ed era usato come deposito dell’acqua battesimale. La pavimentazione dell’interno, di cui sono rimasti resti marginali, era a formelle quadrate, esagonali o triangolari di marmi bianchi e grigio-scuri. L’originale decorazione delle pareti interne del Battistero era tutta in mosaico a soggetto floreale. Molte tesserine sono state reperite sparse tra il calcestruzzo del pavimento. Famoso è il ciclo pittorico dell’Apocalisse giovanneo. Tale complesso è dominato da otto quadri rappresentanti i sette squilli di tromba annuncianti catastrofici flagelli che si abbattono sull’umanità atterrita. Tra tali riquadri si può ricordare quello che raffigura l’episodio delle acque tramutate in assenzio. Nell’Apocalisse si legge che "molti tra gli uomini morirono per quelle acque". La drammaticità di tale profezia è veristicamente raffigurata negli uomini sfiniti che, in atteggiamento di estrema speranza, tentano di scampare alla morte provocata dalle amare acque del fiume. Nel ciclo pittorico, grandiosa è anche la rappresentazione di uno degli angeli, alto circa due metri, che maestosamente suona lo squillo di tromba, ad ali spiegate e a passo ritmico. Uno degli otto riquadri, posto sulla parete del tiburio, fu ricoperto, nel XV secolo da un altro grandioso affresco di ignota mano lombarda, raffigurante il Giudizio universale. In esso alcune figure di ecclesiastici e laici dell’epoca, poste tra i beati del Paradiso, meriterebbero di essere studiate per ricavare notizie della storia locale dell’epoca. Tale ciclo pittorico è opera di un insigne maestro non individuato, forse vissuto nella seconda metà del decimo secolo. Potrebbe essere lombardo per le spiccate influenze bizantine presenti nella sua opera e per la cultura squisitamente raffinata e delicata. La potenza pittorica dell’intero ciclo rende appieno la maestosa e incantata staticità della visione apocalittica, sia la terrificante tragedia dei flagelli divini contro l’umanità, sia la liricità della sofferenza dell’anonimo artista, vivicata nell’angelo, nei diversi personaggi e nei mostri.
 

      CASA BOSSI
     

 
Non si hanno molte notizie storiche riguardanti la settecentesca Casa Bossi: il primo documento risale al marzo del 1848 e vi è allegato anche un disegno dell’edificio, in cui è presente un giardino a forma di "L". Il secondo documento rivela invece il passaggio della proprietà della casa dalla famiglia Desanti, cui originariamente apparteneva, alla famiglia Bossi. La casa fu progettata dall’Antonelli, attento a inserirla perfettamente nel quadro urbanistico di Novara, attraverso il giardino e l’imponente facciata ovest che si presenta come una "quinta teatrale" a chiusura della via Pier Lombardo.

Casa BossiLa parte centrale della facciata è differenziata dal resto della superficie da un pronao, suddiviso in cinque parti da sei colonne, e terminante con un grande timpano triangolare. Il piano terra è intervallato da lesene che rompono la monotonia della facciata, e dalle porte affiancate da paraste. È separato dal primo piano per mezzo di una grossa fascia decorata da metope, fregi e triglifi e da un cornicione.  Il primo piano è caratterizzato da quattro balconcini protetti da una balaustra di snelle colonnine, ripetuta nel parapetto del pronao. Internamente gli ambienti sono suddivisi da due tipi di scale: una principale, ampia e maestosa, per i transiti di gente importante, e una più piccola di servizio, non visibile dall’esterno e collegata alla cantina e al sottotetto. Particolare è anche la tecnica costruttiva che non prevede solo muri portanti, all’interno della casa, ma anche pilastri e colonne disposte su di un reticolo a schemi geometrici costanti; la struttura è completata dalle coperture ad archi e volte.

La decorazione esterna di Casa Bossi è ottenuta mediante la variazione dello spessore del materiale che costituisce una tecnica a chiaroscuro, fatta di luci e ombre che danno tonalità e nobiltà all’edificio. La decorazione interna è invece realizzata con dipinti di vari colori, a soggetti naturalistici come cieli azzurri, reticoli o griglie di giunchi e fiori di vario genere.

Nella realizazzione della casa, l’Antonelli utilizzò, come sua consuetudine, elementi architettonici tipici dei templi antichi, come ad esempio il pronao o il timpano. Questo per soddisfare i gusti del XVIII secolo, in cui si diffuse uno spiccato interesse per gli elementi e i caratteri dell’arte antica, greca e romana, studiati, analizzati e reinterpretati dagli artisti nelle nuove opere e nei nuovi edifici.

Casa Bossi è simbolicamente al centro del romanzo di Sebastiano Vassalli Cuore di Pietra, Einaudi, Torino 1997.
 

  IIL CASTELLO
 


La necessità di dotare la città di Novara di un castello nacque sul finire del XIII secolo quando l’inasprirsi delle tensioni tra le varie famiglie nobili della città fece si che, accanto agli antichi palazzi signorili fortificati e muniti di torri, si costruisse un castello. La fortificazione, circondata da un fossato, era all’interno della cerchia muraria della città, quindi aveva il compito di difendere il potere cittadino non tanto dall’esterno quanto dalle altre fazioni locali. Pochi anni dopo la sua costruzione, nel 1273, venne assediato dalle forze congiunte dei Cavallazzi e dei Tornelli, i quali volevano cacciare i della Torre risiedenti nel fortilizio, il quale resistette agli sforzi degli attaccanti e fu solo la fame a far cedere i difensori. I vincitori distrussero il castello, quale simbolo del potere dei torrriani, e bisognò attendere il 1292 perché Matteo Visconti, che liberatosi della famiglia Tornelli, che all’epoca dominava la città, si impegnasse nella costruzione di un nuovo castello, distrutto pochi anni dopo (1314) dai novaresi in rivolta. Ricostruito dal vescovo Giovanni Visconti, resistette sino al 21 gennaio 1357, quando il marchese del Monferrato lo conquistò, dopo due mesi d’assedio. L’inadeguatezza delle difese cittadine, tra cui anche il castello, venne messa in evidenza proprio dalla rapida conquista subita, infatti oltre ad essere mal presidiata, la città aveva trascurato le proprie fortificazioni, ad incominciare dalla cinta muraria. La pace del 1358, riconsegnò la città e il castello ai Visconti, i quali convocò subito l’architetto Ottino di Marliano, siamo nel 1359, affinché rafforzasse le difese della città ed in particolare il castello, proprio per questo fece abbattere le costruzioni situate nella parte Sud del castello. La fortificazione resistette sino al 1407 quando Facino Cane la occupò, durante la guerra contro i Visconti. Nel 1447 Ludovico di Savoia, alleato dei Visconti contro gli Sforza, si era proposto come difensore della città e protettore del castello ai novaresi, salvo capitolare appena un anno dopo quando lo Sforza, dopo aver saccheggiato i borghi attorno alla città ne chiese la resa, segnando così il passaggio di Novara nelle mani di Francesco Sforza. Ludovico di Savoia nel suo intento di estendere il confine dei domini savoiardi al Ticino, nel 1449, si presentò, d’accordo con i Visconti, davanti alla città, ma stavolta le mura, ben difese, resistettero e l’attacco fallì. Con il consolidarsi del dominio degli Sforza, si procedette al rafforzamento delle difese, così si decise di abbattere completamente le mura e di fortificare solo la rocca, i lavori si protrassero per molti anni, e terminarono solo nel 1476. Venne costruito un quadrilatero attorno alla rocca difeso da torri e munito di tre porte, a dirigere i lavori fu Maffeo da Como su progetto di Bartolomeo Gadio. Il castello uscì gravemente danneggiato dall’assedio francese del 1495 e pochi mesi dopo Luigi XII di Francia nominava Manfredi Tornelli governatore della città. Il 1500 si aprì con la riconquista di Novara ad opera di Ludovico Sforza, ritornata nelle mani dei francesi, dopo la battaglia dell’Ariotta del 1513, Novara con l’avvento del dominio spagnolo divenne un’importante piazzaforte, tanto che per volere di Carlo V, vennero abbattuti tutti i vecchi borghi per far posto ad un imponente sistema di bastioni, che tra il 1552 ei il 1554 vide completamente cambiare il volto della città. La pace di Cateau-Cambresis rallentò la costruzione delle fortificazioni, opera che riprese e si concluse nel 1610 per volontà del marchese di La Fuentes, mentre il castello fu adibito a caserma. Il XVIII secolo segnò il passaggio del Novarese ai Savoia e Novara e il suo castello dopo essersi arresi una prima volta nel 1706, si arrenderanno definitivamente nel 1734 alle truppe savoiarde. Il nuovo governo procedette ad un opera di rimodernamento della città, che comprendeva anche la zona del castello, con la creazione di un viale alberato, ma soprattutto la città perse il ruolo di piazzaforte e con esso il castello andò perdendo importanza. Durante le traversie conseguenti alla Rivoluzione francese l’edificio seguì le vicende delle città, mentre con la Restaurazione il castello sforzesco divenne un carcere, salvandosi così dall’abbandono. Nel 1816 fu abbattuta la prima porta d’ingresso e gli edifici vicini al castello, così da ingrandire la piazza antistante. La struttura viene adattata al nuovo uso, così nel 1876 venne atterrata una parte del torrione di Nord-Est così da potervi costruire una torre di vedetta per il carcere. Il castello sarà adibito a reclusorio sino al 1970, quando in cambio della cessione dell’area oggi adibita a carcere, il Demanio concesse in affitto al Comune l’area del fortilizio e solo nel 2003 affittò, sempre dallo Stato, il castello, permettendo così l’inizio dei lavori di ristrutturazione del complesso sforzesco.

Cognasso Francesco, Storia di Novara, Novara 1992.

(testo di Lorandi Giacomo, © Interlinea / Novara on line - Tutti i diritti riservati)
 

      PALAZZO MEDICI
     

 
La piccola palazzina di via Canobio fu fatta costruire nel 1570 circa da un Medici di Marignano, come confermano gli scudi araldici posti sui portali, cui appartenevano, allora, importanti personaggi come papa Pio IV e il cardinale Borromeo. La costruzione di Palazzo Medici fu progettata dall’architetto mediceo Vincenzo Seregni, vissuto nel XVI secolo, che si ispirò al manierismo di Bartolomeo Ammanati.

Dall’alto al basso dell’edificio si possono notare le zanche reggenti la gronda e il tetto, decorate anch’esse, come il resto della facciata, da bianchi stucchi modellati. Più sotto si ammirano cinque finestre decorate con cornici elaborate e con busti di personaggi oggi sconosciuti. Il palazzo si distingue da altre costruzioni civili per importanti innovazioni architettoniche. Esternamente il rivestimento in laterizio è sostituito da stucco modellato; i motivi decorativi fanno riferimento al gusto classico, e sono costituiti da fiori e rigorose geometrie; infine si adottano, per la prima volta, marcapiani riccamente ornati all’esterno che, gradualmente, diventano più lineari verso il cortile.

All’interno si trova il cortile quadrato su cui si affacciano le quattro pareti del palazzo, completate con bugnato al piano inferiore e con stucchi e lesene nei due piani superiori. Le finestre si affacciano sul cortile per avere da esso luce e aria. Sul lato sinistro del palazzo è collocata una piccola loggia, con colonne rastremate di tipo classico, che immetteva nel giardino. Particolarmente elaborati sono anche gli stucchi delle volte del portone.

L’importanza di Palazzo Medici consiste, perciò, nelle novità strutturali e architettoniche che ne fanno un singolare edificio all'interno dell'urbanistica novarese.
 

      PALAZZO FOSSATI
     

 
Palazzo Cacciapiatti Fossati, oggi sede del Tribunale e trasferito in via Azario alla fine del XIX secolo, fu costruito tra il 1670 e il 1674. Le due ali che danno verso il baluardo vennero aggiunte in seguito.

L’edificio è di gusto pienamente barocco e presenta caratteri settecenteschi. La facciata è liscia e omogenea, non interamente decorata da stucchi ma solo intonacata. L’elemento decorativo principale è costituito dalle finestre, incorniciate da stucchi bianchi, morbidamente modellati. La caratteristica significativa di Palazzo Fossati è rappresentata dalla ricerca di elementi architettonici belli ed elaborati, ma soprattutto funzionali. Inoltre le decorazioni investono anche elementi accessori dell’edificio, come la ringhiera del balcone e la cancellata oltre il portone, realizzate in ferro battuto. In tal modo il palazzo diventa concreta sintesi di sobrietà ed eleganza.

Il cortile è circondato da una loggia al piano terra ed è più grande per consentire l’ingresso alle carrozze. Dove ora vi sono le ali del palazzo, volte al baluardo, un tempo vi era un giardino
 

      CASA DELLA PORTA
     

 
Un esempio di palazzo di civile abitazione, della fine del XV secolo e dei primi anni del XVI, è Casa della Porta, situata in via Canobio, e attualmente proprietà della Banca San Paolo di Torino. Venne ampiamente restaurata negli anni 1920-30 dall’architetto Carlo Nigra, e i restauri hanno fatto luce anche sulla storia di questo palazzo. Il nucleo primitivo è costituito interamente da materiale frammentario romano, usato nelle costruzioni risalenti al 1000. Un esempio sono i cilindretti di terracotta usati per rialzare i pavimenti delle stanze da scaldare. La casa assunse il suo aspetto attuale nel XIV secolo e, all’inizio del XV, il cardinale Arcidino della Porta acquistò l’edificio per farne sua residenza, e da allora è rimasta la denominazione di Casa della Porta. Il costruttore potrebbe essere il novarese Bartolino di Maestro Giovanni da Novara, ma non si ha alcuna certezza data la mancanza dei documenti storici relativi all’edificio.

Il tetto della casa è a falde, in legno come quello originario. Sotto il tetto si possono ancora vedere i buchi delle mensole di legno, utilizzate per sorreggere la gronda. Al primo piano spiccano tre grandi finestre ad arco acuto incorniciate dalle decorazioni in laterizio cotto stampato, applicate su una muratura di mattoni a vista. Sono interessanti gli stemmi incastonati nella ricca decorazione laterizia che inquadra tali finestre: in quelle a destra vi è lo stemma della famiglia Della Porta, sormontato da un cappello cardinalizio e dalle iniziali gotiche C.P. (Corrado della Porta). Nella finestra centrale domina, invece, lo stemma raffigurante il biscione visconteo, del casato della moglie di Ardicino e di chi governava Novara nello stesso periodo.
 

    LA CHIESA D’OGNISSANTI
     

 
Le prime attestazioni della sua esistenza sono da far risalire al 1124, ma per tutto il XII secolo ci sono testimonianza della sua esistenza, nuovamente nel 1329 abbiamo documenti che attestano la sua appartenenza a  due importanti famiglie novaresi, i De Maio e i De Pani. La prima descrizione completa dell’edificio, parte di un resoconto di una visita pastorale, fu del 1574, nel 1590 fu costruita la sagrestia e nuovamente nel 1609 subì lavori di ammodernamento. Nel 1660 le fu assegnata una sola parrocchia dalle due che aveva, sino a perderla nel 1752, anno in cui iniziarono i lavori di ristrutturazione durati sino al 1765.

La Chiesa D’Ognissanti si trova tra il vicolo Ognissanti e la via Silvio Pellico, nei pressi del collegio Carlo Alberto.

La pianta è a tre navate, formate ciascuna da quattro campate, e presenta un transetto che non sporge, la cupola e l’abside semicircolare. I restauri, compiuti negli anni cinquanta hanno messo in luce le forme romaniche della chiesa, eliminando ogni traccia dei precedenti adattamenti barocchi. All’interno la decorazione è costituita da affreschi di cui oggi restano solo pochi frammenti, tra i quali è significativo ricordare quello raffigurante la Madonna del Latte, risalente al XV secolo.

Esternamente la chiesa è ornata da archetti pensili che scorrono sotto la gronda del tetto, poggianti su piccole mensole in cotto di diversa sagomatura. La muratura è formata da mattoni disposti in modo regolare. L’elemento architettonico di maggior rilievo è rappresentato dalla cupola, collocata su un alto tiburio ottagonale che riceve luce da monofore, a volte appaiate.
 

      I MUSEI CIVICI
     

 
Novara è sede di alcuni importanti musei. Il Museo Civico, situato nel Palazzo del Broletto, raccoglie affreschi sacri provenienti dalla provincia, tele del’500 e del’600 e armi rinascimentali, per le quali è stata allestita un’intera sala. Si possono ricordare i dipinti di Gaudenzio Ferrari, del Tanzio da Varallo, del Moncalvo, del Cerano, del Nuvolone e del Pianca. La sezione archeologica ospita reperti del periodo preistorico, romano, celtico e longobardo, che riconducono ai primi albori della vita nel novarese. Tale sezione, infatti, contiene suppellettili e diverso materiale ritrovato a Novara e nelle zone limitrofe. Numerosi sono anche gli oggetti e gli ornamenti dell’epoca romana.

Si possono ammirare reperti archeologici dell'età romana, paleocristiana e medioevale anche nel Museo Lapidario, che si trova nel Chiostro della Canonica di Santa Maria.

Novara, inoltre, dopo il Museo Regionale di Storia Naturale a Torino, possiede la più bella e preziosa raccolta zoologica del Piemonte nel Museo Faraggiana. Tale collezione comprende circa 300 esemplari di mammiferi, 640 di uccelli e 130 fra rettili, anfibi e pesci di tutto il mondo. Si possono ammirare anche pelli, corna e trofei di mammiferi nostrani ed esotici, come le teste e le corna di rinoceronte nero. Si aggiungano poi alcuni reperti fossili e mineralogici, oltre a un erbario di recente donazione.

Infine è significativa la collezione Etnografica del Museo Ferrandi che comprende più di un migliaio di oggetti, raccolti da Ugo Ferrandi durante i suoi viaggi in Eritrea e Somalia, risalenti al periodo tra il 1886 e il 1920. I cittadini novaresi hanno poi arricchito la collezione donando oggetti provenienti da altre regioni africane, americane e dell’Estremo Oriente.

(testi raccolti a cura di Laura Bermani)

 

      MUSEO LAPIDARIO DEL DUOMO

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Il Museo lapidario del duomo è sito nei locali della Canonica e raccoglie i resti d’epoca romana e paleocristiana provenienti dal Novarese. L’opera di raccolta iniziò con l’abate Fiasconi, quando nel 1813, insieme con i rappresentanti delle autorità, convogliò presso la Canonica le testimonianze provenienti sia dalla città sia dal territorio. I reperti furono incastonati nel quadriportico e ciascuno dotato di una breve descrizione. Sino al 1871, anno di costituzione del museo lapidario del Duomo, al museo erano stati destinati i reperti provenienti da tutta la provincia, tra cui una stele d’epoca celtica, proveniente da Briona. Negli anni successivi la raccolta andò arricchendosi dei reperti provenienti da tutta la provincia e dalla città di Novara, tra i quali l’importante stele di Caio Valerio Pansa. Tra le due guerre, il museo fu riscoperto, permettendo così anche al materiale proveniente da Suno di aggiungersi alla raccolta. Il secondo dopo guerra (1968) portò i lavori per la ristrutturazione della Canonica e con la loro conclusione, nel 1976, il problema di creare un Museo atto a valorizzare queste testimonianze, tanto più che pochi anni dopo la Sovrintendenza manifestò la necessità di meglio conservare il materiale, così nel 1992 fu deciso, con il benestare del Capitolo di procedere alla sistemazione dei reperti nella manica a Nord al primo piano del quadriportico. Nel 1994 i pezzi sistemati al primo piano furono sostituiti nel loro luogo originario da dei calchi, così da mantenere memoria dell’originaria sistemazione.
 Nel Museo sono conservati are e cippi databili tra il III e il V sec. d.C., iscrizioni che riportano testimonianza oltre delle cariche istituzionali, militari e amministrative, anche dei culti funerari delle famiglie e dei loro membri. Si trova un’ampia documentazione del culto olimpico, ma anche elementi ornamentali come il bassorilievo marmoreo, del III sec., detto Rilievo delle Nave, rappresentante un pescatore. Infine d’assoluta importanza è la stele rinvenuta presso S. Bernardino di Briona, testimone della religiosità dei Celti.
 

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