SETTIMANA NOVARESE DELLA LETTURA 2006


Successo della Settimana Novarese della Lettura

dedicata al centenario di Mario Soldati

 

Venti manifestazioni, tre mostre, un concorso, presentazioni di libri e proiezioni

tra letteratura, arte, cinema e tradizioni:

Novara è stato uno dei centri del centenario del grande scrittore e regista

 

 

Ci piace immaginarlo davanti ad una grande torta imbiancata di panna, su cui è effigiato il suo profilo di cioccolata, inconfondibile: smilzo, occhialuto, baffuto, assorto nelle sue contorte contemplazioni, la pipa che s’allunga sbuffando dalla bocca. Avrebbe avuto gli occhi nuovamente stupefatti nonostante i venti lustri alle spalle; si sarebbe tolto il sigaro spento dall’angolo della bocca e, tenendosi saldo al bastone, avrebbe soffiato a pieni polmoni sulle candeline. Scroscio d’applausi. Mario Soldati: ancora una volta al centro dello schermo, come ai bei tempi della sua tv; e dal suo pulpito di gloria, probabilmente, con gli ultimi scampoli della sua voce acidula avrebbe trovato la forza di deliziare gli ospiti declamando qualche verso di una poesia.

Ma ai cent’anni non è mai arrivato, nonostante la vita sia stata generosa con lui, concedendogli 93 anni (17/11/1906 – 19/6/1999, ndr) di cui solo l’ultimo di inattività, se escludiamo quelli che precedono l’apprendimento dell’alfabeto e della grafia. E lui ha ricambiato il favore succhiando dalla vita tutta la linfa: oltre cinquanta libri, trentuno film, centinaia di articoli e corrispondenze e reportage, e ancora sceneggiature, documentari e serie televisive.

La Biblioteca Civica Negroni, con il progetto del Centro Novarese di Studi Letterari e grazie a una serie ricca e prestigiosa di patrocini, ha voluto festeggiarlo ideando un “party” davvero speciale – insieme solamente alle sue due città, Torino e Roma –: una “Settimana Novarese della Lettura” dedicata interamente a questo grande testimone del novecento italiano, ma non solo.

Ne è nato un avvenimento di risonanza nazionale la cui importanza è stata riconosciuta dagli enti patrocinatori: Regione Piemonte, Provincia di Novara, Comune di Novara, con una fitta costellazione di prestigiose collaborazioni e sponsor: Rai Teche, Università Amedeo Avogadro, La Stampa, Scuola Holden, Gush, Slow Food, Comitato per le celebrazioni di Mario Soldati e Torino capitale mondiale del libro con Roma.

La rassegna culturale si è dislocata in tutta la provincia novarese e il calendario è stato suddiviso in sette eventi incentrati sulle numerose inclinazioni di Soldati: Arte e Cultura, Cinema e Tv, Reportage, Letteratura e Gusto.

La maratona letteraria è iniziata venerdì 10 novembre alle 21, all’Auditorium Olivieri del Conservatorio Cantelli:ha visto la partecipazione delle autorità politiche comunali, provinciali e regionali e gli interventi della direttrice della Biblioteca Civica Negroni, Maria Carla Uglietti e del presidente del centro Novarese di Studi Letterari ed editore di Interlinea Roberto Cicala; ma soprattutto, le performance artistiche dell’attrice Rossana Carretto che, sulle note soffuse del pianista Francesco Iorio ha recitato alcuni brani tratti dal libro edito da Interlinea Un sorso di Gattinara e altri racconti. Si è poi inserito il noto scrittore e giornalista de “La Stampa” Bruno Gambarotta: con il suo celebre humour garbato ha approfondito le innovazioni apportate da Mario Soldati al linguaggio televisivo, e ha rievocato alcuni esilaranti aneddoti di quando si era imbattuto la prima volta, a Roma negli studi della Rai, nella sua emblematica figura, dove ovviamente non mancò un tafferuglio verbale perché avevano osato scomodarlo per 3 giorni dalla sua postazione lavorativa, stava stendendo un romanzo; in realtà era solo un giorno - aveva osato ribattere Gambarotta, con molta cautela e deferenza - ma Soldati rispose che il giorno prima del viaggio non c’era già più con la testa e il giorno dopo doveva riposarsi!

Il giornalista ha concluso il suo intervento con una sacrosanta verità: «Montale diceva che noi, al massimo, viviamo al 5 per cento: beh, senz’ombra di dubbio Soldati ha vissuto al 120 per cento…». La proiezione di alcune interviste e di un montaggio inedito del poliedrico artista torinese, introdotto da Giorgio Simonelli, docente all’Università Cattolica di Milano, ha concluso la seguitissima serata inaugurale.

Lungo tutto il giorno successivo, sabato 11 novembre, si è voluto approfondire il legame indissolubile,viscerale, tra Soldati e l’arte, a partire dal rapporto privilegiato che ebbe con il pittore novarese Sergio Bonfantini, un artista dalle ambizioni estetiche speculari, che ha immortalato nei suoi quadri gli scorci più significativi del nostro territorio e i motivi più rappresentativi della tradizione novarese. Un suo quadro, infatti (Tavolo verde con bottiglie e carte da gioco), è stato scelto da Interlinea come copertina di Un sorso di Gattinara e altri racconti, come sigillo dei paesaggi dell’anima di Soldati. Del connubio arte-letteratura si è discusso sabato mattina al Liceo Artistico Statale Casorati al quale hanno presenziato Massimo Bonfantini, nipote del pittore, e l’architetto Roberto Moroni, preside del Liceo Classico d’Arona. Rimanendo nell’ambito, quel giorno è stato presentato il concorso scolastico per quadri e disegni ispirati ai romanzi soldatini, il cui termine scadrà il 28 febbraio. Ma l’evento più simbolico è stato sicuramente l’inaugurazione di una mostra all’Arengo del Broletto, nel cuore storico di Novara, dov’erano esposti i quadri di Sergio Bonfantini, libri di Mario Soldati e fotografie dai set cinematografici di quest’ultimo, curata da Silvia Benatti, Roberto Cicala, Roberto Moroni e Luca Ottolenghi; la mostra è stata disponibile per i numerosi visitatori l’intero fine settimana; commento inaugurale di Marco Rosci, decano novarese della critica d’arte. Inoltre, da quel giorno ha preso il via la maratona etilica di degustazione enogastronomica (vino, salumi e formaggi) che ha contrassegnato ogni rinfresco della settimana: imprescindibile per un accostamento ancor più diretto e completo alla persona di Soldati che, chissà, forse trovò proprio in un buon bicchiere di vino l’elisir della sua lunga vita.

Ma come dimenticare Orta, e la sua Isola di S.Giulio che galleggia come una perla sulle acque tremolanti del lago. Proprio qui, in un paesino di poche centinaia di anime, Corconio, si era rifugiato Soldati insieme all’amico scrittore Mario Bonfantini, nel 1934, e ivi trovò, dopo estenuanti burrasche emotive (si era separato dalla prima moglie americana che gli diede tre figli) e professionali (aveva avuto uno scomodo diverbio con il soggettista del film Acciaio al quale stava collaborando per la sceneggiatura: il contenzioso fu vinto dal rivale, che di nome faceva Luigi e di cognome Pirandello. Scoraggiante avversario che contribuì al suo licenziamento finale) la quiete e la bellezza necessaria per stendere tre romanzi in due anni (America primo amore, L’amico gesuita e La verità sul caso Motta).

Il motivo della bellezza incontaminata del lago è stata ripresa dalla scrittrice Laura Pariani in un discorso tenuto mercoledì 12 alla sala congressi dell’Hotel “S.Rocco”, come «elemento indispensabile per la stimolazione creativa» (non per nulla lei risiede a Orta); il suo intervento è stato imperniato sul legame tra Lalla Romano (altra centenaria insieme a Roberto Rosselini) e Soldati. Esilarante il ricordo della Romano all’uscita de I racconti del Maresciallo, quando aveva notato con preoccupazione, dietro la vetrina di una libreria, un paio di uomini in divisa che controllavano un commesso intento a maneggiare libri sugli scaffali. Le balenarono subito sospetti di censura e contattò immediatamente l’autore che, dopo immediati controlli, scoprì che quelle minacciose presenze blu erano semplici manichini. Un altro illustre ospite è stato sicuramente Volfango Soldati, il figlio primogenito avuto dalla seconda moglie Giuliana (Jucci) Kellerman: ad accompagnarlo la compagna, Anna Soldati, attivissima convinta promotrice delle celebrazioni in onore del suocero. Wolfango potrebbe essere un personaggio uscito dalle pagine di suo padre in uno di quei racconti d’atmosfera “tavernicola”: è un uomo semplice, cordiale, ironico e di poche parole schiette e spesso colorite, scaturite da una voce roca che attesta la passione per il fumo ereditata dal padre. Un passato da attore, ora è chef e lavora nella sua taverna a Bologna, dove risiede con la moglie e la figlia.

La conferenza si è conclusa con la lettura di alcuni stralci narrativi di Soldati interpretati da Franco Acquaviva del Teatro delle Selve, e una “chicca” televisiva offerta da Rai Teche: un inedito documentario di Paolo Aleotti, Maria Grazia Quaglia e Emiliano Morreale (andato in onda solo quattro giorni dopo su Rai Tre) intitolato Alla ricerca di Mario Soldati.

Alle ore 20, tutti alla Taverna Ristorante Antico Agnello di Orta, dove ci attendeva un prelibato menù d’autore, alla Soldati (Flan caldo di carciofi con fonduta di toma d’alpeggio; lasagnette di farro con gorgonzola e spinaci; paniscia; tapulone d’asino; torta di pane e budino di castagne; il tutto innaffiato dagli inebrianti Gattinara Nervi e Cugnexio Moscato d’Asti). Come soleva ricordare lo scrittore, infatti: «Il modo più facile, più diretto di arrivare a conoscere un paese è praticare la cucina della gente che lo abita. Nei cibi e nella maniera di cucinare c’è tutto».

Martedì 14 è il giorno dedicato al Cinema e alla Tv, in collaborazione con Teche Rai, Cineteca Nazionale, Museo del Cinema di Torino e Cineforum Nord-Lumière. Giornata ricca di incontri, che hanno visto il giovane critico cinematografico Luca Malavasi impegnato in ben due presentazioni del suo ultimo libro, Mario Soldati, edito per i tipi de Il Castoro: al mattino all’Istituto Tecnico Industriale Omar, e, nel tardo pomeriggio, all’interno della Biblioteca Civica Negroni (dove peraltro è stata allestita una mostra fotografica, presentata da Michele Ghigo, con le immagini più belle del ‘maestro’ al lavoro sul set, e con gli scatti deliziosi rubati alle sue muse quali Sofia Loren, Audrey Hepburn e Alida Valli)con il supporto introduttivo di Giorgio Simonelli. Malavasi, appena trentunenne, ha scritto un libro attento e approfondito sulla “seconda arte” di Soldati, che si è già rivelato il best-seller della stagione de Il Castoro. Soldati fu uno dei registi più enigmatici e ambigui della Storia del Cinema italiano (come la sua persona, del resto, a detta di più critici): non è vero che non lo amava, semplicemente – com’era consuetudine rispondere ai giornalisti - amava di più la letteratura; così come il suo affetto per Torino sovrastava quello per Roma. La critica spesso stroncava le sue opere, quando non le ignorava, data la sua riluttanza e, proprio, ripugnanza al manifesto poetico della corrente neorealistica che imperversava nel dopoguerra; girò inizialmente anche film di propaganda fascista; il suo carattere fortemente individualista, egolatrico e libertario lo spronava a seguire unicamente gli andazzi del suo estro. Era considerato uno dei peggiori registi della penisola; poi, improvvisamente, nel 1941, l’apoteosi, il capolavoro vagheggiato da tutti i registi: dall’omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro gira Piccolo Mondo Antico, con Alida Valli e Massimo Serato, che lo proietta dritto nel firmamento cinematografico. Ritorna anche in quest’opera il suo amore per il lago d’Orta, che luccica cupamente sullo sfondo di alcune scene. Il film è stato proiettato integralmente a chiusura serale della giornata di martedì, nell’auditorium della Banca Popolare Di Novara, preceduto dall’indimenticabile ed esilarante documentario, targato Rai, Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno (1960), con le introduzioni dell’autore televisivo novarese Paolo Taggi (tra gli ideatori del noto programma televisivo, in onda su Rai Tre, Per un pugno di libri, condotto da Neri Marcoré; applauditissimo il contributo di Taggi alla serata soldatiana) e dal critico cinematografico Enrico Zaninetti.

Mercoledì 15: riposo pomeridiano. La kermesse è ritornata alle 21 all’insegna del reportage, del quale Soldati era indiscusso baluardo italiano. L’assessorato all’Istruzione della Provincia di Novara, in proficua sinergia con la Scuola Holden di Torino, Gush e “La Stampa”, ha promosso una inconsueta iniziativa nelle scuole superiori con un ciclo di incontri pomeridiani per gli studenti che volessero cimentarsi con questa pratica giornalistica: dall’esperienza, battezzata laboratorio interscolastico ”Babele” è nato un documentario sulle droghe e l’alcool a Novara che ha appassionato e coinvolto sessanta studenti appartenenti ai vari licei, ed è stato proiettato dopo gli interventi dell’assessore provinciale all’Istruzione Paola Turchelli, del caporedattore della sezione provinciale de “La Stampa” e Paolo Verri della Scuola Holden. Un lavoro originale che ha testimoniato come il Festival non abbia avuto finalità unicamente celebrative, ma, anzi, si sia proposto come obiettivo quello di appassionare i giovani, avvicinarli all’affascinante mondo della scrittura, trasmettergli l’amore per la parole, con il lume di Soldati che dall’alto guidava i loro primi passi. Inoltre sono stati tutti omaggiati di alcuni suoi romanzi, purtroppo assenti dai programmi scolastici. Per ora.

Gli ultimi due giorni sono stati i più ricchi di iniziative, non per niente erano dedicati alla insondabile creatività letteraria di Soldati. Il sipario si è aperto alle 11, nell’aula magna del Liceo Classico Carlo Alberto che ha accolto calorosamente Alberto Sinigaglia, vicedirettore de La Stampa. Tema del dibattito: Mario Soldati tra narrativa e giornalismo. Va ricordato che Soldati fu anche appassionato giornalista, recensore, inviato e corrispondente di cultura, cinema, costume e sport (proprio lui seguì per il quotidiano torinese i mondiali di calcio del 1982); fu arruolato dalla redazione insieme a Indro Montanelli, nel 1973.

Nel giorno del centenario usciva in allegato al suo giornale il libro che raccoglie gli elzeviri più significativi e “pepati” di Soldati, intitolato Amori miei, con i contributi di scrittori quali Carlo Fruttero, Bruno Gambarotta, Claudio Gorlier e Nico Orengo.

Questo il pennellato ricordo di Sinigaglia: «Papillon, ciuffo ribelle, occhi severi o ironici o entusiasti, baffi perfetti, mezzo sigaro toscano tra le dita, bastone al braccio, Mario Soldati faceva il suo ingresso in redazione come richiedevano il suo carattere e la leggenda».

Il pomeriggio ha avuto il seguito più numeroso, merito anche di nomi che non hanno bisogni di presentazioni: Bruno Quaranta di Tuttolibri, Giovanni Tesio e Giuseppe Zaccaria dell’Università del Piemonte Orientale e Ambrogio Borsani, direttore della rivista “Wuz”, hanno presentato, in un incontro alla Biblioteca civica Negroni, l’inedita antologia Un sorso di Gattinara e altri racconti (Interlinea ed.), e inaugurato la mostra bibliografica attigua, traslocata dal Broletto, che esponeva in alcune teche tutti i titoli di Soldati dal 1929, da quel piccolo gioiello narrativo che è Salmace, della storica casa editrice-rivista “La Libra”, agli ultimi racconti pubblicati per Interlinea, passando per Bemporad, Mondadori, Garzanti, Rizzoli e Longanesi che hanno consegnato fama internazionale a romanzi quali Le due Città, Vino al Vino, I racconti del Maresciallo e uno dei primi best seller del dopoguerra, Lettere da Capri. Un ricettacolo dei suoi titoli più famosi, accompagnato da un fotoracconto della sua vita “spericolata”.

Un ritaglio è stato dedicato anche agli indimenticabili Racconti del maresciallo, ora riproposti dall’editore Sellerio, e alle loro traduzioni televisive nella serata di giovedì 16 novembre, in una gremita sala comunale di Cameri che ha visto dibattere in un approfondito colloquio sui racconti gialli di Soldati la scrittrice Anna Lavatelli e il critico letterario del Corriere della Sera Ermanno Paccagnini, con proiezione di alcuni spezzoni dello sceneggiato Rai con Turi Ferro. Pur affrontando un genere ai tempi già consolidato come il giallo, il poliziesco, che vedeva come capostipite Giorgio Scerbanenco, e illustri maestri del “bollito duro” d’oltreoceano, Soldati si discosta e imprime il suo marchio inconfondibile di “investigatore” dell’anima dirottando i suoi interessi sui, come dire, piccoli peccati quotidiani, sul lato sinistro del cuore - parafrasando un celebre giallista contemporaneo, Carlo Lucarelli – delle persone, attraverso quel buco della serratura che è l’occhio del suo amico maresciallo. Vengono approfonditi, quindi, non solo delitti efferati, ma le umane debolezze: quelle che ci colgono in ogni istante con i loro improvvisi agguati, dai furti ai tradimenti ai guazzabugli. Ovviamente, anche negli episodi non mancano numerosi primi piani su Soldati che conversa amabilmente con l’autorità di provincia, seduti al tavolo del bar davanti ad un cicchetto. Sublime chiusura della serata a base di gorgonzola nostrano e vino.

Sabato 18 è il gran finale: giornata del Gusto: 4 eventi dislocati a Novara, Ghemme e Trecate. L’ultimo riconoscimento all’importante valenza letteraria delle opere di Mario Soldati è stato fatto da Bruno Falcetto, docente di Letteratura Italiana Contemporanea alla Statale di Milano, nonché maggior esperto italiano dello scrittore-regista. Falcetto, nell’aula magna del Liceo Scientifico Antonelli, introdotto da un’altra profonda conoscitrice di Soldati, Silvia Fronteddu, ha presentato alle classi quinte la neonata edizione del primo volume dei Romanzi di Mario Soldati per la prestigiosa collana dei “Meridiani” Mondadori, che lo fa entrare definitivamente nel novero dei classici italiani.

Ghemme è la storica ambientazione di alcuni dei suoi più bei racconti, come l’ “albergo di Ghemme”, le cui vigne generose ci regalano ogni anno dell’ottimo vino, tra i migliori in Italia, così commentato da Soldati:«Eccellente, prim’ordine. Lo definirei un Gattinara più spesso, più scuro, più violento. Meno trasparente, meno liquoroso, meno raffinato: ma forse più genuino, se non altro perché meno famoso». Proprio questo paese, nel pomeriggio di giovedì ha fatto da scenario ad una giornata che è partita alla ricerca di quei gusti genuini e valori primordiali della terra avidamente e instancabilmente cercati, e trovati, da Soldati; non poteva mancare, quindi, la proiezione delle inchieste televisive soldatiane Viaggio lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini, presentato da Lino Cerutti e commentato da Costantino Tromellin dell’Accademia Italiana di Cucina, prima di tuffarsi nel mare rubino dei vini appositamente stappati per l’occasione.

Trecate, ore 17, la rassegna prosegue col fiatone: Gianfranco Quaglia, caporedattore della sezione novarese de “La Stampa” ha presentato alla platea della Biblioteca Civica il libro Da leccarsi i baffi. Memorabili viaggi in Italia alla scoperta del cibo e del vino genuino a cura di Silverio Novelli (ed. Derive e Approdi), con letture dell’attrice Maria Rosa Franchini. Nuova degustazione finale.

L’”ultima cena” è arrivata. Pane al pane e vino al vino, come, con ogni probabilità, avrebbe detto Soldati. Nell’Hosteria I due Ladroni di Novara, si è degnamente conclusa la settimana letteraria con un nuovo menù d’autore alla Soldati (prosciutto della Val Vigezzo; salame della duja; tomino langarolo con bagna cauda e peperoni; giardiniera dei ladroni; risotto Carnaroli con mele e Bettelmatt; tapulone alla borgomanerese con purea di patate; gorgonzola; torta di nocciole d’Alba e caffè. Immancabili i sorsi di Gattinara d.o.c.g. 1999 e del Cugnexio Moscato d’Asti d.o.c.g.). Prima di scatenare le mandibole gli ospiti hanno potuto ascoltare le parole di un ospite speciale, Folco Portinari, amico di Soldati, giornalista e critico culinario, il quale ha recensito per “Tuttolibri” de “La Stampa” il meridiano mondadori dei succitati Romanzi.

E, a proposito di Folco Portinari, nome ricco di echi letterari, terremmo a concludere con un ricordo di Wolfango Soldati il quale, in una delle ultime sere di chiacchiere col padre gli chiese:«Papà, ma tu lo sai che cosa c’è dopo?», la memoria gli corse istintivamente al padre d’ogni tempo, signore del verso, Dante Alighieri, e rispose: «L’amor che move il sole e l’altre stelle…».

 

Luca Ottolenghi

 

Il programma della Settimana Novarese della Lettura ­ Omaggio a Mario Soldati

A scuola di reportage sulle orme di Soldati con la Scuola Holden

 Il commento a chiusura della manifestazione (da “La Stampa”)

 


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