2. CORSO CAVOUR

 

Elegante strada vivacizzata dall’attività di banche, uffici e negozi, unisce la parte più antica della città alla piazza Cavour, in cui campeggia dal 1869 la statua di Camillo Cavour, opera di Giuseppe Dini. Si chiamava corso di Porta Sempione: nel 1857 Antonelli ne propose l’allargamento con l’aggiunta di portici, che dalla Croce Bianca (angolo delle Ore) dovevano correre sul lato orientale fino alla piazza e alla stazione. 

«Verso la metà di giugno, una sera che si moriva dal caldo, nel passare dinanzi al caffè Cavour, vidi Onorato, coi tre amici, seduto ad un tavolino, in mezzo alla gran folla di signori eleganti, e di camerieri che correvano portando i vassoi con le braccia alzate, e gridando: “Pronti! Vado!” 
Noi non ci eravamo mai seduti a quel caffè di lusso. Le poche volte che si prendeva un gelato, s’andava ad un caffè modesto e meno frequentato e si entrava per una porticina di dietro, in una sala deserta. E là si domandavano tre gelati e due piattini in più; poi si facevano le parti. Il babbo e la matrigna davano ciascuno una parte del loro gelato, in un piattino, al bimbo. La Titina divideva il suo con me. Per lo più il cameriere portava soltanto tre cucchiaini, ed il babbo doveva reclamare ed impazientarsi, per avere gli altri due. Credo che il cameriere ci burlasse. 
Quella sera, forse che il caldo le portasse via la testa, la matrigna propose di fermarci al caffè Cavour. Io arrossii al pensiero di fare tutto quell’armeggio dei piattini, dinanzi a tanta gente ed a lui; ma non potevo oppormi» (Un matrimonio in provincia, p. 75). 

«La Nanna lo sentiva bene che quegli spilloni le aprivano una vita nuova e nuovi orizzonti; ed era felice. 
Camminando a fianco della Maddalena nelle contrade di Novara, torceva il collo ad ogni bottega per guardarsi nelle vetrine. Nel passare dinanzi al caffè Cavour, dove in quell’ora mattutina era tutto aperto, impannate e tende, si vide addirittura riflessa tutta, in un bello specchio che ornava la parete. 
Non si contentò di guardarsi alla sfuggita come avrebbe fatto una signorina a modo. Corse a piantarsi all’ingresso del caffè in faccia allo specchio, e stette a contemplarsi a tutt’occhi, gridando: “Oh mamma! Guardate, mamma!”» (In risaia, p. 36).


CORSO CAVOUR (COLL. GUERRA)


 
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