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Ernesto
Ragazzoni
Ragazzoni,
nonostante l'episodico interesse di critici qualificati e alcuni recenti
recuperi delle sue poesie e prose, fatica a trovarsi un posto, sia pure
piccolo ma bene illuminato, nelle storie della letteratura italiana. Il
suo ricordo sembra soprawivere specialmente nella tradizione orale,
nella citazione di certi versi sentiti recitare da Vittorio Gassmann
(della sua fortuna come autore da recital si fa garante Mario Soldati,
che mette in bocca al protagonista del romanzo L'attore l'intera Laude dei
pacifici lapponi e dell'olio di merluzzo). E nelle redazioni di
giornale resta qualche eco della sua leggenda: la fulmineità
epigrammatica, la comica imitazione di personaggi famosi, le bizzarie
del comportamento, le bevute... Forse si mandano ancora a memoria i
pochi versi in cui resta impresso l'onesto blasone di un mestiere che
ogni giorno sembra concludersi e ricominciare: «È finita. Il giornale
è stampato - la rotativa s'affretta, - me ne vado col bavero alzato -
dietro il fumo della sigaretta». Colpa del suo animo randagio, del
talento dissipatorio, dell'incapacità di prendersi fino in fondo sul
serio al cospetto di una realtà così alta come la poesia. Solo in
grazia del «libertino» Cajumi possediamo un libro che raccoglie i suoi
versi, lasciati inediti o sparsi su fogli dimenticati.
La fiducia piena nella poesia, l'ardimento di guardarla negli occhi, li
troviamo nel Ragazzoni della giovinezza. Nato a Orta il 9 gennaio 1870,
cresce a Novara dove il padre, possidente di terre, ufficiale
dell'esercito, lo indirizza agli studi di ragioneria. Ma a soli 21 anni
dà fuori una raccolta, Ombra, che
porta l'impronta dominante della poesia carducciana (in altre due
poesie, 8 maggio e I ribelli, che usciranno
su fogli locali all'indomani delle repressioni del 1898, manifesta le
sue simpatie per le vittime, per il socialismo). Ma è più importante
il libro da lui pubblicato nel 1896, una scelta di notevolissime
traduzioni da Poe in cui si avverte una precoce attenzione ai problemi
dello stile e una fantasia metrica e lessicale di tutto rispetto. Nel
1901 diventa direttore della «Gazzetta di Novara», un bisettimanale
conservatore e monarchico.
L'esperienza dura pochi mesi. Un suo editoriale, Il
paese della muffa, veemente tirata contro la burocrazia e più in
generale contro la grettezza piccoloborghese, scatena un putiferio.
Ragazzoni trova un posto alla «Stampa» di Frassati, brucia le tappe
della carriera. Nel 1904 è corrispondente da Parigi dove rimane,
eccettuata una breve parentesi londinese, fino al 1918 quando approda al
«Resto del Carlino" di Bologna e infine, nel 1919, al «Tempo» di
Roma. «Rosicato» dalla cirrosi, come ebbe a confidare nel Mio
funerale, muore a Torino il 5 gennaio 1920. Del superstite amore per
la poesia aveva lasciato qualche traccia sul settimanale umoristico
«Numero». Per il resto, bisogna cercarlo negli articoli dei
quotidiani. La rubrica «La "film" parigina», con resoconti
parodistici di società e di costume. Le interviste e i servizi da
giornalista culturale, condotti spesso sul filo del paradosso, con un
originale taglio stilistico e lampi espressionistici. Sul finire,
articoli in cui alla scoperta dell'aria di Roma si affianca il
ripiegamento nostalgico sulla terra nativa, sulle cose che durano (la
natura, i costumi e i sentimenti schietti): pagine in cui la consueta
propensione umoristica non esclude l'abbandono lirico, l'affioramento
autobiografico.
Il corpo di poesie pubblicato da Cajumi non fornisce appoggio di date e
sistemazione coerente. Soltanto una lettura interna permette di
tracciare un verosimile percorso. Per buona parte si muovono in una
prossimità gozzaniana, non senza imprestiti dall'area scapigliata e
dannunziana. Ne sono indizio la disposizione sentimentale riduttiva che
già insiste sul pedale dell'ironia, nell'azzardo beffardo delle rime,
nella propensione a sliricizzare. E ancora, l'irrisione della sogneria
consolatoria e filistea dei Bevitori
di stelle, la suggestione dell'«isola non trovata», la malinconia
delle «rose sfogliate», la contaminazione tra sacro e profano nel
vagheggiamento amoroso... Tutte cose espresse con sicura eleganza. Ma il
Ragazzoni più vero è quello che nel capriccioso indugio sul suono
delle parole, nella rapida e segmentata scansione del verso, nel gusto
del ghiribizzo e dell'iperbole si pone ai limiti del surreale. I1
soggiorno parigino gli offrirà l'occasione di scoprire se stesso, di
individuare in una zona del simbolismo francese piegato verso lo humour
e la parodia i suoi modi più congeniali. L'incontro decisivo è
quello con Georges Fourest. Alla Negresse
blonde, uscita nel 1909, si ispirano, fino a ricalcarle, alcune
delle più note ballate di Ragazzoni. I1 fantasista Fourest, che
definiva se stesso «fou d'epithète rare et de rythme et de rime - d'allitteration,
de consonne d'appui», doveva far vibrare le sue corde. Ma anche quello
che veniva recitato nelle allegre congreghe dei bistrot, tra il fumo del
tabacco e le esalazioni dell'alcol. Nascono di qui La
laude dei pacifici lapponi e dell'olio di merluzzo, De Africa, Il
teorema di Pitagora, Elegia del 2'erme solitario, Il mio funerale. Una
poesia omaggiata galantemente nella sua squisitezza linguistica e
fonica, e nello stesso tempo gettata al vento come un colorato
coriandolo. Siamo al Ragazzoni più originale, anche se ha bisogno di
riscaldarsi ancora una volta all'universo del libro, a farsi partecipe
di una poetica del «plagio» che ha i suoi antesignani in D'Annunzio e
Gozzano. I vocaboli strani (famoso il leone «ruggibondo e divorier»),
le rime inusuali, le trovate bislacche non si risolvono tuttavia in se
stesse, in puro gioco verbale, ma rivelano, attraverso la resa mimetica
o l'inatteso rovesciamento, la loro natura eversiva contro le
convenzioni letterarie e sociali. Lo spirito anarchico del ragazzo del
'98 non si è affievolito e affiora a momenti in modo esplicito. Come
nell'aprostrofe al Senegalese venuto a morire sui campi della Marna e
della Somme: «L'Europa qui ti prodiga - (giù la barbara zagaglia!) -
la civile sua mitraglia - che già tanto suol nutrì». È il Ragazzoni
che alla tristizia dei tempi, agli innumerevoli segni di catastrofe che
si raccolgono intorno alla Grande Guerra, oppone ogni volta, a sigillare
le sue strofe, le piccole, indifese e ormai assurde certezze
dell'infanzia scolastica: «Ma il quadrato costrutto sovra l'ipotenusa -
è la somma di quelli fatti sui due cateti». Fino al Miofunerale,
dove le venature di tenerezza non cedono all'autocommiserazione,
tanto meno alla palinodia. La sregolatezza, l'eccentricità, la
bizzarria saputa del fool vengono
rivendicate, con vividi fuochi d'artificio, anche in cospetto della
morte.
Sono questi, aldilà dei versi d'occasione, dei divertimenti
«scandalosi» (L’apoteosi dei
culi d'Orta), gli acquisti sicuri di quello che - rammentava Franco
Antonicelli - resta il «solitario, forse unico «chansonnien» della
nostra letteratura».
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Bibliografia
delle opere
Ombra, Novara,
Tipografia Operaia, 1891, Edgar
Allan Poe traduzioni di poesie e prose in collaborazione con F.
Garrone, Torino, Roux e Frassati, 1896, Poesie,
a cura e con introduzione di A. Cajumi, Torino, Chiantore, 1927
(contiene anche le poesie tradotte da Poe), nuova edizione accresciuta
Milano, Martello, 1956, Poesie e prose, a cura e con introduzione di L. Mondo, Milano,
Scheiwiller, 1978, Poesie, a
cura di P. Mauri, Milano, Mondadori, 1978, Le
mie invisibilissime pagine, articoli del quotidiano «Il Tempo», a
cura di A. Bujatti, Palermo, Sellerio, 1993; Buchi
nella sabbia e pagine invisibili. Poesie e prose, a cura di R.
Martinoni, introduzione di S. Vassalli, Torino, Einaudi, 2000.;
L'ultima dea, romanzo inedito, a cura di C. Bermani, Novara,
Interlinea, 2004.
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Bibliografia della
critica
L.
Ambrosini, La morte di Ernesto Ragazzoni, «La Stampa», 6 gennaio 1920; P.
Monelli, Buchi nella sabbia, «Corriere
della Sera», 1° settembre 1927; V. Vugliano, Il Polo Nord del poeta Ragazzoni, a Corriere della Sera», 15-16
giugno 1943; E. Emannelli, Ragazzoni
giornalùta bizzarro e poeta scapigliato e romantico, «La Stampa»,
24 maggio 1956; C. Prosperi, Un
tempo quasi favoloso per chi allora era giovane, «La Stampa», 19
giugno 1956; E. Montale, Letture:
Ragazzoni, «Corriere della Sera», 29 giugno 1956; C. Bo, Ragazzoni
fu poeta di mondo e di taverna, «L'Europeo», 8 luglio 1956; V.
Lugli, Diporti letterari:
Ragazzoni, Franc-Nobain, Morgenstern, «Jl Resto del Carlino», 20
luglio 1956; F. Antonicelli, Le
poesie di Ragazzoni, Il Messaggero, 2 gennaio 1%0; L. Mondo,
introduzione a Poesie e prose, Milano,
Scheiwiller, 1978; P. Mauri, introduzione a Poesie,
Milano, Mondadori, 1978; G. Arpino, Non
è solo il diatore dei «pacifici Lapponi», «La Stampa» «Tuttolibri»,
14 ottobre 1978; G. Bàrberi Squarotti, L'antipoeta
Ragazzoni, ivi.
; C. Bermani, L'ultima dea. Ernesto Ragazzoni tra
occultismo e anarchismo, in E. Ragazzoni, L'ultima dea,
Novara, Interlinea, 2004.
(a
cura di Lorenzo Mondo)
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