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Torna il Curriculum vitae di Rebora
in un'edizione commentata con autografi inediti

"Quando morir mi parve unico scampo, / varco d'aria al respiro a me fu il canto: / a verità condusse poesia": in questi tre versi risiede la sintesi spirituale e letteraria non soltanto di un'opera importante come Curriculum vitae ma addirittura il significato dell'intera esistenza del suo autore, Clemente Rebora. Ora, dopo il ritrovamento dei manoscritti inediti dell'opera, esce l'edizione fondata sullo studio di quelle carte del poeta che il grande filologo Contini definì "tra le personalità più importanti dell'espressionismo europeo". Dopo la presentazione, domenica 25 novembre alle 17 con il poeta Luciano Erba e i curatori al Calvario di Domdossola, dove senttant'anni fa Rebora convertito inizio la sua vita religiosa entrando tra i Rosminiani, il volume è in distribuzione e all'attenzione della critica letteraria che sempre più sta avvalorando la centralità della poesia reboriana all'interno della lirica novecentesca.
Quest'edizione del Curriculum vitae esce nella preziosa e al tempo stesso umile veste delle collane letterarie tascabili di Interlinea (inaugurando la collana di poesia "Lyra" che ha un comitato editoriale di mostri sacri della poesia italiana, da Maria Corti a Franco Buffoni pere non dire di Luciano Erba) ed è dedicata dai curatori all'editore reboriano degli ultimi tempi e soprattutto della prima edizione dello stesso Curriculum, Vanni Scheiwiller, e ha versi di grande intensità, come quelli celebri che ricordano la distruzione, nella casa di Milano, di tutte le carte giovanili al momento della conversione: "in divin furore / la verità di Cristo mi costrinse / a giustiziar e libri e scritti e carte"; siamo quando la "Parola" con l'iniziale maiuscola zittisce le "parole" del poeta. Infatti il Curriculum vitae è un'opera in cui viene riletta poeticamente, alla luce del nuovo approdo religioso, l'esistenza di Rebora come uomo in ricerca, di un Ulisse convertito.
Clemente Rebora, nato a Milano nel 1885, si rivelò con i Frammenti lirici nel 1913 pubblicati nelle edizione della "Voce" di Prezzolini e ormai nella maturità, negli anni trenta, prese i voti religiosi come rosminiano, morendo nel 1957 a Stresa dopo lunga malattia, per la quale Eugenio Montale scrisse: "È un conforto pensare che il calvario dei suoi ultimi anni - la sua distruzione fisica - sia stato per lui, probabilmente, la parte più inebriante del suo curriculum vitae". L'opera così intitolata è composta proprio in quel periodo e ripercorre la parabola di un uomo alla luce di una "Parola" che salva. Di molti dei manoscritti più interessanti è fornita la riproduzione fotografica, documento anche visivo della tutt'altro che esausta vitalità creativa del poeta. Quest'edizione del Curriculum vitae, a cura di Roberto Cicala e Gianni Mussini, propone infine un prezioso saggio di Carlo Carena sui diari del poeta anch'essi inediti, che del poemetto costituiscono le nascoste "sinopie". Una lettura che lascia il segno. "Quando morir mi parve unico scampo, / varco d'aria al respiro a me fu il canto: / a verità condusse poesia".

Clemente Rebora, Curriculum vitae, edizione commentata con autografi inediti, a cura di Roberto Cicala e Gianni Mussini, con un saggio di Carlo Carena, pp. 200, lire 24 200, euro 12,50, Interlinea (www.interlinea.com)

DALLA PREMESSA DEI CURATORI

"I pesciolini pescati da Vanni Scheiwiller, che sa servirceli con così pulito stile, sono veramente d'oro". Con queste parole Giorgio Caproni cominciava il saggio sul "Curriculum" di Clemente Rebora, comparso sulla "Fiera Letteraria" il 2 dicembre 1956. Parlando di "un uomo che la parola... invece di idoleggiarla... ha preferito prenderla risolutamente per il collo" sino a farne l'"ancella di Dio", Caproni aggiunge che ora la poesia "scacciata dalla porta rientra trionfante, pur con l'ossa rotte, dalla finestra: vien cioè edificata... con quelle medesime pietre che Rebora... trae dalla cava profonda della propria coscienza". Di qui un "aspro bosco", ricco però di consolazioni anche per il lettore di poesia, non solo per il cercatore dell'assoluto.
Ossa rotte, pietre, aspro bosco. Insomma il solito incredibile Rebora che conosciamo sin dai suoi primi anni di poeta. Eppure con una luce diversa: "nel Curriculum vitae... troviamo anch'oggi il Rebora... dei Frammenti lirici, in più con l'innocenza dell'infanzia, o meglio col suo nuovo candore". Così un altro grande lettore, Carlo Betocchi, salutava sul "Giornale del mattino" il canto inatteso dell'ormai anziano poeta e sacerdote (ora in in Confessioni minori, a c. di S. Albisani, Firenze, Sansoni 1985).
Innocenza, candore. Ed ecco Giovanni Giudici: "il poemetto si svolge su una semplice linea narrativa in cui l'impeto lirico... si risolve e al tempo stesso prevale tanto è il vigore della Grazia che la alimenta; come un'acqua sospinta al cielo da profondità sotterranee che si spanda... su una pianura assetata" ("Il Popolo", 1° gennaio 1956).
Profondità, assetate pianure. E un altro innamorato di Rebora, Giovanni Raboni: "La violenza che si esprimeva in grandi strutture metriche e sintattiche, in grandi sistemi metaforici, in grandi architetture di suoni, può essere sostenuta... da una sola parola, un solo aggettivo, da un solo scatto o scarto grammaticale, da una sola torsione metrica. Nel silenzio che... li circonda, essi colpiscono... come una sassata, come un meteorite scagliato dallo spazio" ("Psychopatologia", Brescia, Edizioni del Moretto 1985).
Ancora pietre, ancora cielo. In una continuità ben colta dal sempre acuto Pasolini: "La poesia... gli riesce straordinariamente simile a quella dei vecchi Canti anonimi: come se tra questi e i Canti dell'infermità fosse passata una sola notte" (Passione e ideologia, Milano, Garzanti 1960).
Si potrebbe continuare. Ma, come si vede, dinanzi all'imbarazzo con cui la critica ha spesso accolto l'ultima esperienza lirica reboriana, sono proprio i poeti - con quel loro sguardo straniante di cercatori di perle - ad aver meglio capito il 'collega' Rebora.
Il lavoro offerto nel presente volume ci pare dimostri la verità delle loro intuizioni. Del Curriculum vitae presentiamo dunque la raccolta completa, con un commento integrale e un apparato variantistico fondato su tutte le testimonianze disponibili. Di alcuni degli autografi più interessanti è fornita la riproduzione fotografica: documento anche visivo della tutt'altro che esausta vitalità creativa del poeta. Un prezioso saggio di Carlo Carena ripropone, quindi, la lettura dei diari (custoditi nell'Archivio Rosminiano di Stresa) che del poemetto costituiscono le nascoste 'sinopie'.
Questo libro è dedicato alla memoria di Vanni Scheiwiller, amico dall'indimenticabile pulito stile e primo editore del Curriculum vitae. Da reboriani a Reboriano.

ROBERTO CICALA, GIANNI MUSSINI

Per una scheda biobibliografica di Clemente Rebora: clicca qui


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