Nella terra degli aironi:
itinerario letterario
nei luoghi della pianura novarese narrati da Dante Graziosi

 

«La gente di campagna a quei tempi non andava in ferie,
neanche un’ora, anzi nel pieno dell’
agosto i contadini restavano
padroni del campo, mentre i cittadini se ne andavano in vacanza;
la domenica assolata li vedeva a crocchi nella piazza o sotto i portici,  con i loro vestiti di fustagno, a parlare senza fretta; per loro infatti
il tempo  non lo segna l’orologio, ma il percorso del sole nell’arco del cielo»
(da Una Topolino amaranto)

«Provate d’estate a prendere una bicicletta e girovagare per le nostre campagne: nel silenzio la pianura parla con la sua voce che viene da lontano…»: così scrive Dante Graziosi in uno dei suoi libri da cui viene l’invito senza dubbio interessante. Nella terra degli aironi è il titolo dell'itinerario letterario tra i luoghi che hanno fatto da sfondo ai romanzi del veterinario scrittore Graziosi, dalle aie dove dormiva il “camminante” Nando dell’Andromeda alle cascine dove il protagonista della Topolino amaranto visita i suoi clienti animali. Il percorso permette di visitare, tra campi, cascine, filari e corsi d’acqua, i luoghi della civiltà contadina amati e narrati da Dante Graziosi tra cui Cascina Graziosa, una delle più grandi e antiche del Novarese, immersa tra i campi irrigati dai vari canali; il Molino della Baraggia di Granozzo dove ha vissuto lo scrittore e ora ha sede il villaggio sportivo di Novarello; Cascina San Maiolo, luogo deputato all’essiccazione naturale del riso ma non solo; la Marangana, oggi residenza di Sebastiano Vassalli e il suggestivo oratorio della Madonna del Latte a Gionzana.

Info percorso
PERCORSO CICLOTURISTICO PRINCIPALE

Il percorso è di circa 55 km su strade asfaltate e talvolta sterrate. Itinerario: Novara via Torrion Quartara, Cascina San Maiolo, cascina Barciocchina, Monticello, Cascina Calcinara, Molino Baraggia, Cascina Nuova, Cascina Graziosa, Cameriano, Ponzana, Cascina Sant’Apollinare, Fisrengo, Cascina Falasco, Casalbetrame, (possibile deviazione all’Abbazia di San Nazzaro Sesia), ritorno da Cascina Falasco, Cascina Bosco, Oasi Casalbeltrame, Marangana, Cascina Visconta, Gionzana con Madonna del Latte, Cascina Pregalbè, Casalgiate, Novara via Corso Vercelli.

Il percorso si adatta al cicloturismo. Si raccomanda la manutenzione preventiva della bicicletta, compreso il gonfiaggio della gomme. È opportuno avere una camera d’aria di scorta in caso di foratura. Difficoltà del percorso: facile. Si ringraziano gli Amici della Bici di Novara.

 

PERCORSO 2 (BICI O AUTO)

Novara, Garbagna, Nibbiola, Terdobbiate, Tornaco, Vespolate, Borgolavezzaro e ritorno fino a Novara Bicocca.

 

Alcuni luoghi (con citazioni letterarie)

Cascina San Maiolo
È «antica come un’abbadia», con una struttura muraria che sembra un fortilizio, dove è ancora visibile la grande aia subito oltre il fossato, luogo deputato all’essiccazione naturale del riso ma non solo. Su aie simili s’improvvisavano grandi serate danzanti, quando «Nando dalla sua fisarmonica strappava stregate mazurke e valzer che sono sempre piaciuti alla povera gente» (da Nando dell’Andromeda).

Molino della Baraggia (oggi Novarello)
«Il babbo frequentava volentieri il Molino della Baraggia: vi andava quando voleva fare una passeggiata in bicicletta, magari con un sacchetto di granoturco sul manubrio per riportarne farina da polenta. Il mugnaio, là dentro, quando tutte le macine giravano, sembrava un patriarca felice nel centro del suo mondo; per cavargli di bocca qualcosa, il babbo doveva toccare due soli argomenti, la guerra sul Carso o la pesca delle trote nello slargo della gora» (da Storie di brava gente). «Il Molino oggi non macina più, anche se l’acqua della Biraghetta sbatte sempre sulla ruota di ferro. È diventato il rifugio di fine settimana, con tanti cani, con piccioni a dozzine e alcuni pavoni, che danno colore all’ambiente. Zucchero, un pony bianco e nero, mangia il trifoglio all’uscio di casa e poi corre all’impazzata scalciando, seguito da Kira, pastore tedesco, che vuole addentarlo alla coda. C’è un laghetto, pieno di carpe con i cigni, i germani reali, le oche canadesi e quelle del Nilo su un’isoletta al centro» (da Le storie della risaia).

La cascina Graziosa, teatro della curmaja delle mondine
È una delle più grandi e antiche del Novarese, immersa tra i campi irrigati dai vari canali. Sulle rive erbose «fanno i loro nidi le gallinelle d’acqua mentre l’airone cinerino, la garzetta e i tarabusi godono di restare immobili, come ceramiche plasmate da mani di fata, a prendersi tutto il sole». Uno dei centri della curmaja, la festa al termine della stagione della monda del riso. Il padrone offriva un pranzo alle sue mondine a base di piatti tradizionali piemontesi accompagnati da ottimo barbera. Come tramanda una canzone popolare (Curmaj Curmaja), le mondariso non erano abituate a pranzare con i padroni e si sentivano molto imbarazzate, ma la gioia di trovarsi insieme a lavoro finito era tale che tutto passava e la timidezza e la fatica lasciavano il posto all’allegria. Le più giovani intonavano i canti delle risaie, alcuni allegri e altri tristi, tutti profondamente veri: «Dudes doni, dai quindes ai sesanta / J’ han finì jer d’ mundà a la Castagnola: / ’nchò j’ fan curmaja. La ligria j’ancanta, / s’ cumov ’ncha l’ padrun cha l’ofr e s’ cunsola» («Dodici donne, dai quindici ai sessanta, / hanno finito ieri di mondare alla Castagnola, / oggi fanno la curmaja. L’allegria incanta, / si commuove anche il padrone che offre e si consola»). La mazurka del Migliavacca era il pezzo forte che chiudeva i balli e significava per le mondine andare a riposare «nei lunghi dormitori, di cinquanta posti, sui pagliericci imbottiti di foglioni del granoturco e bastava un minuto per addormentarsi come marmotte fino alle luci dell’alba, quando stanche e assonnate dovevano riprendere il lavoro in risaia» (da Nando dell’Andromeda).

La Madonna del Latte
«La riposante confidenza della chiesetta di Gionzana, cui vengono ancora le puerpere a pregare la Madonna del Latte; tutt’intorno l’acqua della risaia è trattenuta da una siepe di bosso. Ha un fascino che non muore questa nostra arte campagnola» (da Antichi borghi sull’acqua).

 

Gli aironi...
«A marzo e aprile è tutto un grande lago da noi, e gli aironi cinerini dal lunghissimo collo, in compagnia di altri cugini primi, più piccoli, ma più belli, gli aironi bianchi o garzette e dei tarabusi un po’ goffi, fanno casa nelle garzaie; a Casalino e Cameriano le costruiscono sui pini e i platani nel castello del Conte, a San Bernardino di Briona nel fitto bosco di conifere, di robinie e di pioppi ai margini del Sesia e della riserva di Sant’Uberto: sono ormai centinaia!» (da La terra degli aironi)

Le Alpi...

«La visione della Bassa Novarese, quasi improvvisa e totale, la si ha nell’inverno, naturalmente in quelle non frequenti giornate limpidissime, quando spira quel leggero vento delle Alpi che gli Svizzeri chiamano favonio. Allora c’è la chiara sensazione del Piemonte, del Paese ai piedi del monte; la cerchia alpina d’un azzurro intenso lascia vedere tutte le sue punte, dal Monviso al Cervino, al Monte Bianco, al Rosa, fino alle creste dei Corni di Nibbio sovrastanti il lago Maggiore, che così lontani formano quella strana figura della “testa di Napoleone”» (da Storie di brava gente)

Per richieste delle cartine e del fascicolo-guida: ATL Novara
www.turismonovara.it
tel. 0321 394059


I LIBRI DI DANTE GRAZIOSI editi da Interlinea: clicca qui

Vita e opere di Dante Graziosi: clicca qui

info 0321 612571