|
MUSEI & MONUMENTI |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
IL TEATRO COCCIA |
|
|
|
|
La
prima notizia della presenza di un teatro a Novara risale al 1675,
quando all’interno del Palazzo comunale venivano ospitate
rappresentazioni di dilettanti o di Compagnie comiche di passaggio,
certamente non poteva considerarsi un teatro vero e proprio tanto
che in molte case patrizie, già nel XVIII secolo venivano fatte
delle rappresentazioni teatrali, in occasione di feste o balli e a
solo vantaggio delle classi più abbienti. Abbiamo notizia
dell’esistenza di teatri presso Casa Petazzi, presso il Collegio
Vecchi, Casa Bagliotti e nei locali del Collegio Gallarini. Con i
Savoia la città sentì la necessità di dotarsi di un teatro vero e
proprio, il quale, dopo aspre discussioni sull’opportunità o meno di
costruirlo, si decise per la sua erezione sul finire del secolo
XVIII. Questo teatro però ebbe vita breve, in quanto già dopo un
secolo di vita, si palesò la necessità di doverlo sostituire con uno
più ampio e meglio rispondente alle necessità della città. Così nel
1888, sorse nel luogo già occupato dal precedente teatro morelliano,
risalente al XVIII secolo,
l'edificio venne orientato con la
facciata prospiciente via Rosselli. Costruito su progetto dellarchitetto Olivieri,
inaugurato nel 1888, il teatro fu intitolato a Carlo Coccia, maestro napoletano che per
trentadue anni aveva diretto la cappella della cattedrale. Lesterno è dipinto in
grigio, a "effetto granito" e su tre lati si apre un portico sorretto da colonne
in granito rosso. Latrio presenta un pavimento a mosaico, quattro colonne in ghisa
reggenti la struttura portante e quattro nicchie in cui sono posti i busti di Bellini,
Rossini, Donizetti e Verdi. Allingresso della platea vi sono i busti di Saverio
Mercadante e Carlo Coccia. La sala è a forma di ferro di cavallo e contiene quattro
ordini. I palchi sono sporgenti, sorretti da colonnine in ghisa: decorati in stile
rinascimentale, disponevano di retropalchi e di camerini privati. Il palcoscenico è molto
grande, con sfondati laterali e una parte centrale mobile per consentire il passaggio
delle scene e dei cavalli usati negli spettacoli equestri.
Il Teatro Coccia è stato recentemente
restaurato per meglio rispondere alle esigenze del pubblico e a un gusto moderno.
Per saperne di più sulla storia del
Teatro Coccia consigliamo il libro:
Un teatro, una città. Il Coccia di Novara, di
A. Antonini e B. Macaro, con due interventi di U. Ronfani e G. Tintori, Interlinea-Comune
di Novara, Novara 1993.
Per guardare i videofilmati di Inviati speciali girati durante la
stagione teatrale 2002/2003,
clicca qui
|
| |
|
|
IL PALAZZO DEL
BROLETTO |
|
|
|
|
Il termine broletto, deriva
dal latino brolo, che significa cortile. Infatti, prima delledificazione del
palazzo, questa era unarea libera dove si svolgeva la fiera. Ledificio che vi
venne costruito è il più antico di Novara, tanto che di esso si ha notizia in un
documento del 1208. Il Broletto costituì, in età medioevale, il Palazzo del Comune, dove
si svolgevano le assemblee e si amministrava la giustizia. Per la sua importanza civile e
pubblica, venne edificato al centro di Novara, vicino agli altri luoghi importanti della
vita cittadina, come la Piazza delle Erbe e il Duomo.
Nel suo insieme è formato da quattro corpi disposti attorno a un
cortile, costruiti in momenti successivi a seconda della necessità, e non facilmente
databili con precisione. Il palazzo rappresenta un esempio di architettura romanica,
caratterizzata da una ricerca di stabilità e solidità. Costruito in mattoni, presenta
una facciata con pochissime decorazioni; le finestre e gli elementi in cotto sono stati
messi in risalto durante i lavori di restauro. Il piano terreno è costituito da un
porticato con archi a tutto sesto. Tale porticato aveva importanza notevole nella vita
della città, perché sotto di esso, in età medioevale, erano disposti i banchi dei
consoli di giustizia, i magistrati incaricati di giudicare le cause civili e la
giurisdizione volontaria. I banchi si distinguevano in base a stemmi che ritraevano figure
di animali: vi era così il banco dellorso, del leone, del cervo, dellaquila.
In tal modo venivano facilitati gli utenti, per lo più analfabeti. La scala
daccesso al salone superiore è chiamata Arengaria, ed è stata ricostruita durante
i lavori di restauro. Dove ora sono poste le scale daccesso alla loggia, costruita
nel XVIII secolo, sorgeva la Torre dei Paratici, demolita nel secolo scorso.
La fascia pittorica del Broletto è
databile tra il 1230 e il 1260-70. Raffigura, in una serie di riquadri indipendenti tra
loro, scene di duelli, combattimenti con animali, castelli, figure in fuga. Significativo
il dipinto risalente agli anni30, considerato inizialmente di scarso valore
artistico e rivalutato recentemente. Il valore del Palazzo del Broletto consiste
principalmente nel ruolo che esso ha svolto all'interno della vita civile di Novara, oltre
che nella bellezza artistica delle sue forme semplici ed essenziali.
|
| |
|
|
IL DUOMO |
| |
|
|
Il Duomo attuale è stato
costruito in luogo del precedente duomo romanico, risalente ai secoli XI e XII. Nel 1831,
lAntonelli, su committenza dei novaresi, propose il maestoso disegno del Duomo
neoclassico, la cui realizazzione implicò la distruzione dellantico Duomo romanico
e la sistemazione di tutta larea ad esso adiacente. Quindi il progetto antonelliano
non ha previsto solo il rifacimento delledificio, ma anche il suo inserimento
nellurbanistica della città: infatti Antonelli realizzò il porticato volto verso
la piazza e sistemò armonicamente il quadriportico, inserendo la chiesa nel tessuto
urbano circostante.
Il Duomo presenta un ingresso centrale disposto
sotto il pronao, con colonne corinzie dal fusto solcato da scanalature verticali e
terminanti con capitello corinzio. Osservando, secondo le proporzioni, il diametro delle
colonne e le misure del portone (circa 10 metri di larghezza e circa 5
di altezza) e rapportandole a noi, si può davvero parlare di
gigantismo.
Linterno della chiesa è suddiviso
in tre navate da imponenti colonne, in stucco marezzato e sempre con capitello corinzio.
La navata centrale è coperta da una volta a botte appoggiata su un cornicione decorato da
ovali con busti di importanti personaggi religiosi. Le navate minori hanno invece
copertura a calotta in ogni campata. Lintervento dellAntonelli si conclude con
la costruzione dellabside.
Sul fondo spicca larco trionfale
adorno di vittorie alate, mentre al centro si può osservare una finestra circolare di
vetro istoriano, raffigurante lAssunta, databile al 1969. La ricchezza della
decorazione interna contrasta nettamente con quella esterna. Sempre allinterno, è
importante sottolineare che non tutti gli elementi decorativi risalgono allo stesso
periodo. Alcuni altari, cappelle, statue, arredi o dipinti provengono dal vecchio Duomo
romanico e hanno trovato collocazione allinterno della nuova struttura antonelliana.
Un esempio di arredo antico è il crocifisso ligneo del XIV secolo, situato sulla parete
della navata destra. Tra le innumerevoli bellezze artistiche interne al Duomo, risalta
laltare costruito dallAntonelli. Costituito da un alto basamento presenta la
mensa e bassorilievi in bronzo, tra cui i putti di Thorwaldsen, scultore danese e massimo
esponente del neoclassicismo romano. Nella parte mediana è collocato un tempietto formato
da otto colonne corinzie in marmo verde di Varallo. Nella zona superiore si nota la statua
allegorica della Religione, con ai lati Mosè e San Pietro. Questo modello di altare sarà
punto di riferimento per molti altari delle chiese novaresi. Infine riveste importanza
storica un frammento di mosaico pavimentale medioevale, risalente ai secoli XI e XII,
posto nella pavimentazione del presbiterio.
Per
approfondimenti consigliamo: Il Duomo di Novara. Guido storico-artistica di Mario
Perotti, Istituto geografico De Agostini-Interlinea, Novara 1995.
|
|
|
|
BASILICA E CUPOLA DI
SAN GAUDENZIO |
| |
|
|
La Basilica di San
Gaudenzio fu ricostruita nel XVI secolo, al posto dellantica Basilica gaudenziana
che si trovava fuori le mura di Novara, e venne completata dalla cupola antonelliana nel
1840. Ledificio attuale è opera di Pellegrino Pellegrini che iniziò i lavori nel
1577.
La prima parte della basilica, con il
coro, il presbiterio e il transetto era completata, prima della costruzione della cupola,
da una copertura di canne, stucco e tele. Tra gli arredi interni spiccano: la Cappella
dellAngelo Custode, con affreschi eseguiti nel 1627 dal Tanzio e la Cappella della
Buona Morte decorata da affreschi del Morazzone. Imponente anche il polittico ligneo di
Gaudenzio Ferrari, realizzato nel 1514 per la vecchia Basilica. Luogo di culto è invece
lo scurolo di San Gaudenzio, che si trova nel transetto destro della
Basilica e viene aperto al pubblico il 22 gennaio, giorno della festa
patronale. Nello scurolo settecentesco è conservata un'urna d'argento
con i resti di San Gaudenzio. Troviamo all'interno della
Basilica le cappelle del SS. Sacramento, della Natività e
dell'Angelo Custode. In tale occasione le strade adiacenti la Basilica ospitano bancarelle che
diventano simbolo del giorno di festa. Dei secoli XVII, XVIII e XIX sono le cinquantanove
statue che arricchiscono linterno della Basilica. La cupola fu progettata dallAntonelli ed è
formata da una struttura autoportante a blocchi successivi che terminano nella lanterna.
Il grande artista si rifece ai modelli decorativi di cupole antiche, affidando alle volte
costolate che si susseguono il compito di reggere il peso del corpo superiore della
cupola, utilizzando strutture arcuate interne come elementi di scarico dei pesi.
Internamente ai paramenti esterni si trova cioè una seconda struttura, in mattoni, che
sostiene le varie parti della costruzione. La bravura dellAntonelli consiste,
quindi, nellaver utilizzato una struttura precedentemente progettata per una cupola
di diversa natura e dimensioni. Inizialmente dotata di un solo peristilio, la cupola venne
poi alzata ulteriormente con un nuovo peristilio, più stretto e poggiante su uno
stilobate a finestrelle. Venne infine aggiunta la calotta molto rialzata su cui, nel 1878,
fu posta la statua del Salvatore, recentemente restaurata e opera del milanese Pietro
Zucchi. La costruzione raggiunge in tutto laltezza di 121 metri e rappresenta un
altro esempio di stile neoclassico, tipico del gusto antonelliano.
|
| |
|
|
IL BATTISTERO |
| |
|
|
Il Battistero del Duomo di
Novara rappresenta un insigne monumento paleocristiano di grande valore archeologico. Non
si hanno notizie precise circa la data di costruzione, ma si è ormai certi che la parte
inferiore risale al V secolo. I restauri del Battistero iniziarono nel 1959 e si
conclusero nel 1967, consentendo di ammirare tale monumento in tutta la sua bellezza.
La pianta presenta la tipica tipologia battisteriale
paleocristiana, con laula ottagonale ad absidi alternatamente rettangolari e
curvilinee. La facciata ha tre ingressi. Allinterno, protetti da cristallo, sono
conservati i residui della primitiva piscina ottagonale battesimale, il pozzo cilindrico,
profondo circa 9 metri e ora secco, da cui si ricavava lacqua per il sacramento e il
canaletto di scarico. Tra i reperti antichi, portati alla luce durante i restauri, si può
ammirare il monumento funebre romano dedicato dalla liberta Dossa alla matrona Umbrena
Polla, databile al II secolo. Si trova in una nicchia laterale, ed era usato come deposito
dellacqua battesimale. La pavimentazione dellinterno, di cui sono rimasti
resti marginali, era a formelle quadrate, esagonali o triangolari di marmi bianchi e
grigio-scuri. Loriginale decorazione delle pareti interne del Battistero era tutta
in mosaico a soggetto floreale. Molte tesserine sono state reperite sparse tra il
calcestruzzo del pavimento. Famoso è il ciclo pittorico dellApocalisse giovanneo.
Tale complesso è dominato da otto quadri rappresentanti i sette squilli di tromba
annuncianti catastrofici flagelli che si abbattono sullumanità atterrita. Tra tali
riquadri si può ricordare quello che raffigura lepisodio delle acque tramutate in
assenzio. NellApocalisse si legge che "molti tra gli uomini morirono per quelle
acque". La drammaticità di tale profezia è veristicamente raffigurata negli uomini
sfiniti che, in atteggiamento di estrema speranza, tentano di scampare alla morte
provocata dalle amare acque del fiume. Nel ciclo pittorico, grandiosa è anche la
rappresentazione di uno degli angeli, alto circa due metri, che maestosamente suona lo
squillo di tromba, ad ali spiegate e a passo ritmico. Uno degli otto riquadri, posto sulla
parete del tiburio, fu ricoperto, nel XV secolo da un altro grandioso affresco di ignota
mano lombarda, raffigurante il Giudizio universale. In esso alcune figure di ecclesiastici
e laici dellepoca, poste tra i beati del Paradiso, meriterebbero di essere studiate
per ricavare notizie della storia locale dellepoca. Tale ciclo pittorico è opera di
un insigne maestro non individuato, forse vissuto nella seconda metà del decimo secolo.
Potrebbe essere lombardo per le spiccate influenze bizantine presenti nella sua opera e
per la cultura squisitamente raffinata e delicata. La potenza pittorica dellintero
ciclo rende appieno la maestosa e incantata staticità della visione apocalittica, sia la
terrificante tragedia dei flagelli divini contro lumanità, sia la liricità della
sofferenza dellanonimo artista, vivicata nellangelo, nei diversi personaggi e
nei mostri.
|
| |
|
|
CASA BOSSI |
| |
|
|
Non si hanno
molte notizie storiche riguardanti la settecentesca Casa Bossi: il primo documento risale
al marzo del 1848 e vi è allegato anche un disegno delledificio, in cui è presente
un giardino a forma di "L". Il secondo documento rivela invece il passaggio
della proprietà della casa dalla famiglia Desanti, cui originariamente
apparteneva, alla famiglia Bossi. La casa fu progettata dallAntonelli, attento a inserirla perfettamente
nel quadro urbanistico di Novara, attraverso il giardino e limponente facciata ovest
che si presenta come una "quinta teatrale" a chiusura della via Pier Lombardo.
La parte centrale della facciata è
differenziata dal resto della superficie da un pronao, suddiviso in cinque parti da sei
colonne, e terminante con un grande timpano triangolare. Il piano terra è intervallato da
lesene che rompono la monotonia della facciata, e dalle porte affiancate da paraste. È
separato dal primo piano per mezzo di una grossa fascia decorata da metope, fregi e
triglifi e da un cornicione.
Il primo piano
è caratterizzato da quattro balconcini protetti da una balaustra di snelle colonnine,
ripetuta nel parapetto del pronao. Internamente gli ambienti sono suddivisi da due tipi di
scale: una principale, ampia e maestosa, per i transiti di gente importante, e una più
piccola di servizio, non visibile dallesterno e collegata alla cantina e al
sottotetto. Particolare è anche la tecnica costruttiva che non prevede solo muri
portanti, allinterno della casa, ma anche pilastri e colonne disposte su di un
reticolo a schemi geometrici costanti; la struttura è completata dalle coperture ad archi
e volte.
La decorazione esterna di Casa Bossi è
ottenuta mediante la variazione dello spessore del materiale che costituisce una tecnica a
chiaroscuro, fatta di luci e ombre che danno tonalità e nobiltà alledificio. La
decorazione interna è invece realizzata con dipinti di vari colori, a soggetti
naturalistici come cieli azzurri, reticoli o griglie di giunchi e fiori di vario genere.
Nella realizazzione della casa,
lAntonelli utilizzò, come sua consuetudine, elementi architettonici tipici dei
templi antichi, come ad esempio il pronao o il timpano. Questo per soddisfare i gusti del
XVIII secolo, in cui si diffuse uno spiccato interesse per gli elementi e i caratteri
dellarte antica, greca e romana, studiati, analizzati e reinterpretati dagli artisti
nelle nuove opere e nei nuovi edifici.
Casa Bossi è simbolicamente al centro del
romanzo di Sebastiano Vassalli Cuore di Pietra, Einaudi, Torino 1997.
|
|
|
|
IIL
CASTELLO |
|
|
|
La necessità di dotare la città di Novara di un castello
nacque sul finire del XIII secolo quando l’inasprirsi
delle tensioni tra le varie famiglie nobili della città
fece si che, accanto agli antichi palazzi signorili
fortificati e muniti di torri, si costruisse un
castello. La fortificazione, circondata da un fossato,
era all’interno della cerchia muraria della città,
quindi aveva il compito di difendere il potere cittadino
non tanto dall’esterno quanto dalle altre fazioni
locali. Pochi anni dopo la sua costruzione, nel 1273,
venne assediato dalle forze congiunte dei Cavallazzi e
dei Tornelli, i quali volevano cacciare i della Torre
risiedenti nel fortilizio, il quale resistette agli
sforzi degli attaccanti e fu solo la fame a far cedere i
difensori. I vincitori distrussero il castello, quale
simbolo del potere dei torrriani, e bisognò attendere il
1292 perché Matteo Visconti, che liberatosi della
famiglia Tornelli, che all’epoca dominava la città, si
impegnasse nella costruzione di un nuovo castello,
distrutto pochi anni dopo (1314) dai novaresi in
rivolta. Ricostruito dal vescovo Giovanni Visconti,
resistette sino al 21 gennaio 1357, quando il marchese
del Monferrato lo conquistò, dopo due mesi d’assedio.
L’inadeguatezza delle difese cittadine, tra cui anche il
castello, venne messa in evidenza proprio dalla rapida
conquista subita, infatti oltre ad essere mal
presidiata, la città aveva trascurato le proprie
fortificazioni, ad incominciare dalla cinta muraria. La
pace del 1358, riconsegnò la città e il castello ai
Visconti, i quali convocò subito l’architetto Ottino di
Marliano, siamo nel 1359, affinché rafforzasse le difese
della città ed in particolare il castello, proprio per
questo fece abbattere le costruzioni situate nella parte
Sud del castello. La fortificazione resistette sino al
1407 quando Facino Cane la occupò, durante la guerra
contro i Visconti. Nel 1447 Ludovico di Savoia, alleato
dei Visconti contro gli Sforza, si era proposto come
difensore della città e protettore del castello ai
novaresi, salvo capitolare appena un anno dopo quando lo
Sforza, dopo aver saccheggiato i borghi attorno alla
città ne chiese la resa, segnando così il passaggio di
Novara nelle mani di Francesco Sforza. Ludovico di
Savoia nel suo intento di estendere il confine dei
domini savoiardi al Ticino, nel 1449, si presentò,
d’accordo con i Visconti, davanti alla città, ma
stavolta le mura, ben difese, resistettero e l’attacco
fallì. Con il consolidarsi del dominio degli Sforza, si
procedette al rafforzamento delle difese, così si decise
di abbattere completamente le mura e di fortificare solo
la rocca, i lavori si protrassero per molti anni, e
terminarono solo nel 1476. Venne costruito un
quadrilatero attorno alla rocca difeso da torri e munito
di tre porte, a dirigere i lavori fu Maffeo da Como su
progetto di Bartolomeo Gadio. Il castello uscì
gravemente danneggiato dall’assedio francese del 1495 e
pochi mesi dopo Luigi XII di Francia nominava Manfredi
Tornelli governatore della città. Il 1500 si aprì con la
riconquista di Novara ad opera di Ludovico Sforza,
ritornata nelle mani dei francesi, dopo la battaglia
dell’Ariotta del 1513, Novara con l’avvento del dominio
spagnolo divenne un’importante piazzaforte, tanto che
per volere di Carlo V, vennero abbattuti tutti i vecchi
borghi per far posto ad un imponente sistema di
bastioni, che tra il 1552 ei il 1554 vide completamente
cambiare il volto della città. La pace di
Cateau-Cambresis rallentò la costruzione delle
fortificazioni, opera che riprese e si concluse nel 1610
per volontà del marchese di La Fuentes, mentre il
castello fu adibito a caserma. Il XVIII secolo segnò il
passaggio del Novarese ai Savoia e Novara e il suo
castello dopo essersi arresi una prima volta nel 1706,
si arrenderanno definitivamente nel 1734 alle truppe
savoiarde. Il nuovo governo procedette ad un opera di
rimodernamento della città, che comprendeva anche la
zona del castello, con la creazione di un viale
alberato, ma soprattutto la città perse il ruolo di
piazzaforte e con esso il castello andò perdendo
importanza. Durante le traversie conseguenti alla
Rivoluzione francese l’edificio seguì le vicende delle
città, mentre con la Restaurazione il castello sforzesco
divenne un carcere, salvandosi così dall’abbandono. Nel
1816 fu abbattuta la prima porta d’ingresso e gli
edifici vicini al castello, così da ingrandire la piazza
antistante. La struttura viene adattata al nuovo uso,
così nel 1876 venne atterrata una parte del torrione di
Nord-Est così da potervi costruire una torre di vedetta
per il carcere. Il castello sarà adibito a reclusorio
sino al 1970, quando in cambio della cessione dell’area
oggi adibita a carcere, il Demanio concesse in affitto
al Comune l’area del fortilizio e solo nel 2003 affittò,
sempre dallo Stato, il castello, permettendo così
l’inizio dei lavori di ristrutturazione del complesso
sforzesco.
Cognasso Francesco,
Storia di Novara,
Novara 1992.
(testo
di Lorandi Giacomo, © Interlinea / Novara on line -
Tutti i diritti riservati)
|
| |
|
|
PALAZZO MEDICI |
| |
|
|
La piccola palazzina di via
Canobio fu fatta costruire nel 1570 circa da un Medici di Marignano, come confermano gli
scudi araldici posti sui portali, cui appartenevano, allora, importanti personaggi come
papa Pio IV e il cardinale Borromeo. La costruzione di Palazzo Medici fu progettata
dallarchitetto mediceo Vincenzo Seregni, vissuto nel XVI secolo, che si ispirò al
manierismo di Bartolomeo Ammanati.
Dallalto al basso delledificio
si possono notare le zanche reggenti la gronda e il tetto, decorate anchesse, come
il resto della facciata, da bianchi stucchi modellati. Più sotto si ammirano cinque
finestre decorate con cornici elaborate e con busti di personaggi oggi sconosciuti. Il
palazzo si distingue da altre costruzioni civili per importanti innovazioni
architettoniche. Esternamente il rivestimento in laterizio è sostituito da stucco
modellato; i motivi decorativi fanno riferimento al gusto classico, e sono costituiti da
fiori e rigorose geometrie; infine si adottano, per la prima volta, marcapiani riccamente
ornati allesterno che, gradualmente, diventano più lineari verso il cortile.
Allinterno si trova il cortile
quadrato su cui si affacciano le quattro pareti del palazzo, completate con bugnato al
piano inferiore e con stucchi e lesene nei due piani superiori. Le finestre si affacciano
sul cortile per avere da esso luce e aria. Sul lato sinistro del palazzo è collocata una
piccola loggia, con colonne rastremate di tipo classico, che immetteva nel giardino.
Particolarmente elaborati sono anche gli stucchi delle volte del portone.
Limportanza di Palazzo Medici
consiste, perciò, nelle novità strutturali e architettoniche che ne fanno un singolare
edificio all'interno dell'urbanistica novarese.
|
| |
|
|
PALAZZO FOSSATI |
| |
|
|
Palazzo Cacciapiatti
Fossati, oggi sede del Tribunale e trasferito in via Azario alla fine del XIX secolo, fu
costruito tra il 1670 e il 1674. Le due ali che danno verso il baluardo vennero aggiunte
in seguito.
Ledificio è di gusto pienamente
barocco e presenta caratteri settecenteschi. La facciata è liscia e omogenea, non
interamente decorata da stucchi ma solo intonacata. Lelemento decorativo principale
è costituito dalle finestre, incorniciate da stucchi bianchi, morbidamente modellati. La
caratteristica significativa di Palazzo Fossati è rappresentata dalla ricerca di elementi
architettonici belli ed elaborati, ma soprattutto funzionali. Inoltre le decorazioni
investono anche elementi accessori delledificio, come la ringhiera del balcone e la
cancellata oltre il portone, realizzate in ferro battuto. In tal modo il palazzo diventa
concreta sintesi di sobrietà ed eleganza.
Il cortile è circondato da una loggia al
piano terra ed è più grande per consentire lingresso alle carrozze. Dove ora vi
sono le ali del palazzo, volte al baluardo, un tempo vi era un giardino
|
| |
|
|
CASA DELLA PORTA |
| |
|
|
Un esempio di palazzo di
civile abitazione, della fine del XV secolo e dei primi anni del XVI, è Casa della Porta,
situata in via Canobio, e attualmente proprietà della Banca San Paolo di Torino. Venne
ampiamente restaurata negli anni 1920-30 dallarchitetto Carlo Nigra, e i restauri
hanno fatto luce anche sulla storia di questo palazzo. Il nucleo primitivo è costituito
interamente da materiale frammentario romano, usato nelle costruzioni risalenti al 1000.
Un esempio sono i cilindretti di terracotta usati per rialzare i pavimenti delle stanze da
scaldare. La casa assunse il suo aspetto attuale nel XIV secolo e, allinizio del XV,
il cardinale Arcidino della Porta acquistò ledificio per farne sua residenza, e da
allora è rimasta la denominazione di Casa della Porta. Il costruttore potrebbe essere il
novarese Bartolino di Maestro Giovanni da Novara, ma non si ha alcuna certezza data la
mancanza dei documenti storici relativi alledificio.
Il tetto della casa è a falde, in legno
come quello originario. Sotto il tetto si possono ancora vedere i buchi delle mensole di
legno, utilizzate per sorreggere la gronda. Al primo piano spiccano tre grandi finestre
ad arco acuto incorniciate dalle decorazioni in laterizio cotto stampato, applicate su una muratura di
mattoni a vista. Sono interessanti gli stemmi incastonati nella ricca decorazione
laterizia che inquadra tali finestre: in quelle a destra vi è lo stemma della famiglia
Della Porta, sormontato da un cappello cardinalizio e dalle iniziali gotiche C.P. (Corrado
della Porta). Nella finestra centrale domina, invece, lo stemma raffigurante il biscione
visconteo, del casato della moglie di Ardicino e di chi governava Novara nello stesso
periodo.
|
|
|
|
LA CHIESA
DOGNISSANTI |
| |
|
|
Le
prime attestazioni della sua esistenza sono da far
risalire al 1124, ma per tutto il XII secolo ci sono
testimonianza della sua esistenza, nuovamente nel 1329
abbiamo documenti che attestano la sua appartenenza a
due importanti famiglie novaresi, i De Maio e i De Pani.
La prima descrizione completa dell’edificio, parte di un
resoconto di una visita pastorale, fu del 1574, nel 1590
fu costruita la sagrestia e nuovamente nel 1609 subì
lavori di ammodernamento. Nel 1660 le fu assegnata una
sola parrocchia dalle due che aveva, sino a perderla nel
1752, anno in cui iniziarono i lavori di
ristrutturazione durati sino al 1765.
La
Chiesa D’Ognissanti si trova tra il vicolo
Ognissanti e la via Silvio Pellico, nei pressi del collegio Carlo Alberto.
La pianta è a tre navate, formate
ciascuna da quattro campate, e presenta un transetto che non sporge, la cupola e
labside semicircolare. I restauri, compiuti negli anni cinquanta hanno messo in luce
le forme romaniche della chiesa, eliminando ogni traccia dei precedenti adattamenti
barocchi. Allinterno la decorazione è costituita da affreschi di cui oggi restano
solo pochi frammenti, tra i quali è significativo ricordare quello raffigurante la
Madonna del Latte, risalente al XV secolo.
Esternamente la chiesa è ornata da
archetti pensili che scorrono sotto la gronda del tetto, poggianti su piccole mensole in
cotto di diversa sagomatura. La muratura è formata da mattoni disposti in modo regolare.
Lelemento architettonico di maggior rilievo è rappresentato dalla cupola, collocata
su un alto tiburio ottagonale che riceve luce da monofore, a volte appaiate.
|
| |
|
|
I MUSEI CIVICI |
| |
|
|
Novara è sede di alcuni importanti musei. Il Museo
Civico, situato nel Palazzo del Broletto, raccoglie affreschi sacri provenienti dalla
provincia, tele del500 e del600 e armi rinascimentali, per le quali è stata
allestita unintera sala. Si possono ricordare i dipinti di Gaudenzio Ferrari, del
Tanzio da Varallo, del Moncalvo, del Cerano, del Nuvolone e del Pianca. La sezione
archeologica ospita reperti del periodo preistorico, romano, celtico e longobardo, che
riconducono ai primi albori della vita nel novarese. Tale sezione, infatti, contiene
suppellettili e diverso materiale ritrovato a Novara e nelle zone limitrofe. Numerosi sono
anche gli oggetti e gli ornamenti dellepoca romana.
Si possono ammirare reperti archeologici dell'età romana,
paleocristiana e medioevale anche nel Museo Lapidario, che si trova nel Chiostro della
Canonica di Santa Maria.
Novara, inoltre, dopo il Museo Regionale di Storia Naturale a Torino,
possiede la più bella e preziosa raccolta zoologica del Piemonte nel
Museo Faraggiana.
Tale collezione comprende circa 300 esemplari di mammiferi, 640 di uccelli e 130 fra
rettili, anfibi e pesci di tutto il mondo. Si possono ammirare anche pelli, corna e trofei
di mammiferi nostrani ed esotici, come le teste e le corna di rinoceronte nero. Si
aggiungano poi alcuni reperti fossili e mineralogici, oltre a un erbario di recente
donazione.
Infine è significativa la collezione Etnografica del Museo Ferrandi
che comprende più di un migliaio di oggetti, raccolti da Ugo Ferrandi durante i suoi
viaggi in Eritrea e Somalia, risalenti al periodo tra il 1886 e il 1920. I cittadini
novaresi hanno poi arricchito la collezione donando oggetti provenienti da altre regioni
africane, americane e dellEstremo Oriente.
(testi raccolti a cura di Laura Bermani)
|
| |
|
|
MUSEO
LAPIDARIO DEL DUOMO |
|
Home Page |
|
|
Il Museo lapidario del duomo è sito nei locali della
Canonica e raccoglie i resti d’epoca romana e
paleocristiana provenienti dal Novarese. L’opera di
raccolta iniziò con l’abate Fiasconi, quando nel 1813,
insieme con i rappresentanti delle autorità, convogliò
presso la Canonica le testimonianze provenienti sia
dalla città sia dal territorio. I reperti furono
incastonati nel quadriportico e ciascuno dotato di una
breve descrizione. Sino al 1871, anno di costituzione
del museo lapidario del Duomo, al museo erano stati
destinati i reperti provenienti da tutta la provincia,
tra cui una stele d’epoca celtica, proveniente da Briona.
Negli anni successivi la raccolta andò arricchendosi dei
reperti provenienti da tutta la provincia e dalla città
di Novara, tra i quali l’importante stele di Caio
Valerio Pansa. Tra le due guerre, il museo fu
riscoperto, permettendo così anche al materiale
proveniente da Suno di aggiungersi alla raccolta. Il
secondo dopo guerra (1968) portò i lavori per la
ristrutturazione della Canonica e con la loro
conclusione, nel 1976, il problema di creare un Museo
atto a valorizzare queste testimonianze, tanto più che
pochi anni dopo la Sovrintendenza manifestò la necessità
di meglio conservare il materiale, così nel 1992 fu
deciso, con il benestare del Capitolo di procedere alla
sistemazione dei reperti nella manica a Nord al primo
piano del quadriportico. Nel 1994 i pezzi sistemati al
primo piano furono sostituiti nel loro luogo originario
da dei calchi, così da mantenere memoria dell’originaria
sistemazione.
Nel Museo sono conservati are e cippi databili tra il III e il V sec.
d.C., iscrizioni che riportano testimonianza oltre delle
cariche istituzionali, militari e amministrative, anche
dei culti funerari delle famiglie e dei loro membri. Si
trova un’ampia documentazione del culto olimpico, ma
anche elementi ornamentali come il bassorilievo
marmoreo, del III sec., detto Rilievo delle Nave,
rappresentante un pescatore. Infine d’assoluta
importanza è la stele rinvenuta presso S. Bernardino di
Briona, testimone della religiosità dei Celti.
|
|
(c)
copyright Interlinea srl edizioni
www.interlinea.com |