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Dopo anni di polemiche e migliaia di ricorsi, a che punto stiamo con gli autovelox? Cercheremo di fare il punto della situazione, cominciando a capire innanzitutto che fine fanno i proventi raccolti dalle sanzioni, perchè non dimentichiamocelo, sono risorse che dovrebbero essere utilizzata per migliorare la sicurezza e la prevenzione degli incidenti stradali, soprattutto rispetto alla manutenzione delle strade. Aggiorneremo la battaglia a colpi di sentenze, fra Stato ed automobilisti, che questa volta ha visto accolto il ricorso del Ministero dell'Interno, con la Cassazione che ha decretato che “Non vi sono norme che impongano la revisione periodica della taratura dei rilevatori di velocità”, ma c'è anche la rivincita di un automobilista umbro. Infine alcune novità preoccupanti per i poveri automobilisti vessati, perché le multe potrebbero arrivare dall'alto, come succede il Spagna, attraverso l'utilizzo degli elicotteri.
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Anche in Italia arriverà l'autovelox montato sugli eliccotteri?
Non basterà tenere aggiornate mappe e navigatori, tanto meno sperare nelll'amichevole segnalazione coi fari degli automobilisti che incrociate, perchè anche in Italia presto le multe potrebbero arrivare dall'alto. Non è fantascienza, ma un nuovo sistema radar che la Dirección General de Tráfico sta utilizzando in Spagna per pattugliare dall'alto le autostrade iberiche. Sono 19 elicotteri della polizia spagnola che montano un sistema denominato Pegasus, dove un dispositivo radar è in grado di rilevare una violazione dei limiti di velocità, riconoscere la targa delle auto e quindi comunicare la targa del veicolo e le foto dei rilevamenti al Centro Statale Elaborazione Denunce Automatizzate, il quale procederà ad inviare la multa all'intestatario direttamente a casa. Se la velocità supera di 60 km/h nel centro abitato o 80 km/h su strada extraurbana il limite imposto, la sanzione amministrativa diventa reato contro la sicurezza stradale. In questi casi l'elicottero Pegasus contatta le pattuglie da terra della Guardia Civil per fermare il veicolo e identificare il conducente.
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L'annuncio sulla Stampa locale non basta, ci vuole la segnaletica
Con una sentenza in qualche modo storica, l'ennesima guerra fra automobilisti ed autovelox, ha visto il multato di turno aggiudicarsi almeno questo round. Tema del contendere la necessaria “comunicazione” tesa alla prevenzione, della presenza di apparecchiature per il controllo elettronico della velocità. Così a sesta sezione civile della Cassazione, con sentenza 21199 del 6 novembre 2012, ha confermato che “non basta l'annuncio sulla stampa locale” dando ragione ad un cittadino di Castel di Sangro che aveva contestato l'assenza di apposita segnaletica, vedendosi opposto dall'Ente il fatto, che la presenza dei rilevatori, era stata ampiamente segnalata dai giornali. Un chiarimento tutt'altro che scontato, visto che in base al punto 7 della circolare del 3 ottobre 2002 del ministero dell'Interno si legge che: “l'utilizzazione dei dispositivi può essere dato con qualsiasi strumento di comunicazione disponibile, e cioè attraverso pannelli a messaggio variabile, comunicati scritti o volantini consegnati all'utenza, annunci radiofonici o attraverso i media”. Per fortuna la Cassazione ha stabilito che il giudizio del Tribunale è sbagliato perché basato non sulla norma di legge bensì "su di una circolare ministeriale e, cioè, un atto che non costituisce fonte di diritto".
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Taratura sì, taratura no: un rebus che ora vede molti ricorsi a rischio
Brutte notizie per i ricorrenti che hanno contestato una multa da autovelox, puntando sulla fantomatica taratura dell'apparecchio elettronico, mettendo in dubbio la determinatezza della rilevazione. La Corte di Cassazione, sez. VI civile, con l'ordinanza n. 8485, del 28.5.2012, ha infatti chiarito l'aspetto inerente la manutenzione degli apparecchi autovelox, limitando molto le tesi difensive sull'argomento, determinando che “L'obbligo di taratura che discenderebbe dall'applicazione della normativa nazionale sulla calibrazione dei misuratori di grandezza (L. 273/1991), non può estendersi ai misuratori di velocità, che quindi sarebbero soggetti solo agli obblighi delle omologazioni iniziali di legge”. Da quando esiste l'autovelox, le sanzioni elevate grazie ad esso sono state impugnate con grande frequenza, ricordando a tutti che al di la della sanzione economica, è prevista la decurtazione di punti dalla patente, il cui numero si può sempre recuperare, rivolgendosi alla propria Autoscuola di fiducia.
Vai all' articoloLa denuncia dell'ACI: Dove finiscono i proventi delle multe da autovelox?
Strade pericolose, buche, rami penzolanti, asfalto scivoloso e tutto ciò che rende decisamente più difficile la circolazione stradale, da contribuenti, diventa ancora più inaccettabile sapendo che i cospicui introiti derivanti dalle multe rilevate dagli autovelox, dovrebbero essere impiegati proprio nella prevenzione e nella sicurezza stradale. Lo ricorda con una certa preoccupazione, l'ACI, la più importante associazione di automobilisti, la quale, a tre anni dalla riforma del Codice Stradale che all'art.25 stabiliva proprio questo principio, si domanda dove siano stati utilizzati i proventi delle multe da autovelox?. La risposta degli enti proprietari delle strade, visto il frazionamento delle responsabilità, tarderà ad arrivare, ma la domanda è più che legittima, visto quanto sia importante l'attività di manutenzione delle strade rispetto alla circolazione: "La rete stradale non va abbandonata a sé stessa - ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'Automobile Club d'Italia - ed i proventi delle contravvenzioni non dovrebbero rientrare nel Patto di Stabilità perché destinati ad investimenti per la sicurezza stradale e non a spese correnti degli Enti locali. L'Italia sconta ancora la mancanza di una politica della mobilità e dei trasporti". Non va dimenticato il motivo che ha ispirato la Legge, nata proprio per evitare che i Comuni facciano cassa sulle pelle degli automobilisti, piazzando le macchinette solo per ripianare le casse esauste delle amministrazioni; e mira a garantire più fondi agli Enti proprietari delle strade perché migliori la sicurezza.
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