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Giudizio:

Valeria Palumbo a Varallo per il Soroptimist Valsesia

Nel corso dell’incontro ha presentato il suo ultimo libro “Geni di Mamma”

Redazione Valsesia.it (redazione@valsesia.it)
“Una straordinaria affabulatrice, dalla mimica efficace, che sa esporre le cose in modo unico e imperdibile: in storie che racchiudevano certamente anche molte lacrime,  sulle quali volutamente non si è soffermata, Valeria Palumbo ha fatto in modo che ci fosse sempre un aggiustamento tra queste madri ingombranti di figli stravaganti”:
Valeria Palumbo a Varallo per il Soroptimist Valsesia Varallo - 

Valeria Palumbo, caporedattore centrale de L’Europeo, membro della Società italiana delle storiche e della Società delle letterate, nel 2006 a Varallo, presso la Taverna D’Adda, aveva presentato: “La perfidia delle donne. Dall’antichità al ‘900. 20 storie di malizia, astuzia e crudeltà personale”, indagando un tema a lei caro, fin dalla compilazione della sua tesi di laurea: l’universo femminile, variegato, sfaccettato, pieno di luci e di ombre. Nel 2009 era tornata in biblioteca per presentare: “Le figlie di Lilith. Vipere, dive, dark ladies e femmes fatales. L’altra ribellione femminile”, nel quale raccontava l’altra faccia dell’emancipazione femminile, un “modello alternativo”, che l’autrice aveva saputo sviluppare in modo avvincente.

Sabato 4 maggio, Valeria Palumbo è stata invitata dal Soroptimist Valsesia a Borgosesia in occasione della premiazione del concorso proposto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del territorio: “Donna di immagine, immagine della donna”. Nel pomeriggio a Varallo, nel Salone d’onore della Società d’Incoraggiamento (il cui restauro fu avviato con il contributo del Club di servizio valsesiano) ha presentato: “Geni di mamma. Storie di madri ingombranti per figli stravaganti”.

“Una straordinaria affabulatrice, dalla mimica efficace, che sa esporre le cose in modo unico e imperdibile: in storie che racchiudevano certamente anche molte lacrime,  sulle quali volutamente non si è soffermata, Valeria Palumbo ha fatto in modo che ci fosse sempre un aggiustamento tra queste madri ingombranti di figli stravaganti”: Mario Remogna, Presidente della Società d’Incoraggiamento, ha ringraziato la scrittrice e le signore del Soroptimist che hanno organizzato questo piacevolissimo incontro pomeridiano: “Che si confà al Pantheon della cultura valsesiana”.

Donatella Mossello Rizzio, socia fondatrice del Soroptimist e membro del Consiglio della Società d’Incoraggiamento, si è detta orgogliosa di accogliere la scrittrice in un luogo carico di storia, quasi tutta declinata al maschile, infatti per Valeria Palumbo la nostra: “E’ una società creata nel nome del Padre, alle madri è stato riservato un posticino nelle note a piè di pagina”. Il ruolo delle madri cambiò profondamente dal Settecento all’Ottocento: nel XVIII secolo il rapporto madre-figlio era pressoché inesistente, nelle classi abbienti i figli venivano affidati alle balie, la mamma come la intendiamo oggi è un’invenzione tutta romantica e ottocentesca. Nella carrellata di madri di Valeria Palumbo c’è una curiosa costante: i figli spesso e volentieri continuano a chiedere soldi!. Leggendo il libro si scopre che senza mamma Marija forse la rivoluzione russa non avrebbe avuto questo “peso”: Lenin fu più volte sovvenzionato , con i soldi, con le conserve e con i pacchi viveri, dalla madre, così fu per Giuseppe Mazzini, “Pippo” per mamma Maria Drago, che per tutta la vita finanziò l’attività del figlio: spassosissimo l’episodio del berretto di lana inviato a Londra per proteggerlo dai rigori dell’inverno britannico. Lea Salomon, mamma di Felix Mendelsshon, inventò i “salotti musicali” per i giovani compositori, Joanna Schopenhauer, donna solare che amava la vita brillante che si conduceva a Weimar, non sopportava quel figlio filosofo, così cupo e pessimista e gli scrisse una lettera che molte donne italiane dovrebbero leggere, perché forse finalmente avrebbero il coraggio di riconoscersi: “Che io ti ami non dubitarlo mai: te l’ho già dimostrato e lo farò finché vivo. Per essere felice ho bisogno di sapere che tu sei felice. Ma non di esserne testimone”. Senza il fatidico bacio della buonanotte di Jeanne Weil, madre di Proust, forse non avremmo la Recherche, così Leonor Acevedo, madre di Borges, fu una presenza costante nella sua lunga vita, sostituita solo dopo la morte dalla segretaria Maria Kodama, che lo scrittore ottantreeenne sposò, forse perché continuava a fare le stesse cose che faceva la mamma. Eva Mameli, mamma di Italo Calvino, fu una delle più importanti botaniche italiane, con il marito Mario ebbe un ruolo di primo piano nella Resistenza e il suo grande figlio forse non le perdonò mai quell’indipendenza.

Ma la “Madre delle madri”, colei dalla quale questo libro ebbe inizio, fu Amalie Nathanson, la madre di Sigmund Freud, vista nuda dal figlio a quattro anni, che poi elaborò la teoria del complesso di Edipo.

Valeria, dopo aver aperto la conversazione con Ritratto di madre, una curiosa fotografia di Aleksandr Michajlovic Rodcenko, ha concluso la sua scintillante carrellata con un’altro Ritratto di madre, del pittore Eric Wilson, artista inglese straordinario di "wildlife art": “Una signora della quale non so nulla, ma come ritratto è fantastico!”.

Il libro è completato da una gustosa serie di “Suggerimenti bibliografici” e da una sequenza di immagini di madri e di figli celebri.

Adesso cosa ci dobbiamo aspettare? “Un libro sulle nonne, ricordando che la piazza di Berlino nella quale è stato posto il monumento alla memoria è stato intitolato alla nonna di Mendelsshon, una grandissima filosofa illuminista!”

 

Piera Mazzone

Giovedí 09 Maggio 2013 11:45
© Riproduzione riservata
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