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E' morto don Giuseppe Cacciami

Figura di spicco della stampa cattolica, aveva 87 anni

Luca Manghera (redazione@novara.com)
Si è spento ieri sera a 87 anni monsignor Giuseppe Cacciami, direttore emerito dei settimanali della Stampa Diocesana Novarese. I funerali si svolgeranno martedì a Grignasco, suo paese natale.
E´ morto don Giuseppe Cacciami Territorio - 

Si è spento ieri sera alla clinica I Cedri di Fara Novarese, dove era ricoverato da qualche tempo, monsignor Giuseppe Cacciami, direttore emerito dei settimanali della Stampa Diocesana Novarese. Aveva 87 anni: era infatti nato a Grignasco nel 1924. La Valsesia e il Vco, in particolare Verbania, le terre a cui era maggiormente legato: la prima per avergli dato i natali, la seconda per essere stata il luogo in cui ha svolto gran parte del suo ministero sacerdotale.

Ordinato nel 1947, negli anni '50 dopo la conclusione degli studi di Teologia cominciò a dedicarsi al giornalismo. Insediatosi nel frattempo a Verbania iniziò una attiva collaborazione con i settimanali diocesani, di cui fu direttore responsabile dal 1964 al 2001. Dal '67 ricoprì inoltre l'incarico di direttore della Famiglia Studenti di Intra, facendosi promotore dell'ampliamento della struttura con la realizzazione di un centro diurno per anziani e un centro congressi. Fu inoltre presidente della Federazione Italiana Stampa Cattolica e fondatore dell'agenzia di stampa Sir.

I funerali si svolgeranno martedì 20 marzo alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Grignasco.

Domenica 18 Marzo 2012 14:53
© Riproduzione riservata
Commenti Presenti: 1
Paolo Vendola (direttore ENAIP Svizzera)
21:50 Paolo Vendola (direttore ENAIP Svizzera)

Ricordo gli anni allo studentato. Famiglia Studenti di Verbania-Intra, a fine anni ottanta. Per noi ragazzi era semplicemente Don Giuseppe. Sempre attento alle nostre esigenze in un periodo dove quei 130 studenti si preparavano per la maturità tecnica in uno dei più prestigiosi ITIS, il Cobianchi di Intra. Venivo dalla Svizzera, dove vivevo con i miei genitori emigrati a fine anni sessanta. Ricordo uno delle sue prime "chiare" e "dirette" indicazioni:"Non sarai mica come gli altri svizzeri... qui si studia, si lavora e ci si impegna! Formiamo uomini!" E già, quegli uomini che, orgogliosamente, don Giuseppe intravedeva in ognuno di noi, forgiati nella formazione, nella cultura e nella fede. Ricordava e conosceva la storia di ognuno "dei suoi ragazzi". Ti incrociava nei corridoi o nella mensa della Famiglia Studenti e chiedeva sui tuoi voti:"Come stai andando? Bene, ma l'inglese và migliorato!". Mi stupiva sempre, conosceva le debolezze e i punti forti di ognuno di noi. Conosceva le nostre storie familiari e ci incoraggiava a crescere passo dopo passo, sfida dopo sfida per essere preparati il piú possibile all'esame di maturità ed alla vita professionale o al proseguimento degli studi. Mons. Giuseppe Cacciami, un gigante. Così me lo ricordo in quegl'anni, non solo per il suo portamento fisico rispetto a noi ragazzi, ma anche per la sua attenzione, sensibilità e impegno nel mondo dei mass media e della stampa, impegnato ed a capo della Federazione italiana settimanali cattolici (FISC). Così mi sento di ricordarlo alla notizia della sua morte giuntami per sms da Don Eraldo co-responsabile dello studentato nell'ultimo decennio. Poche parole, sintetiche, ma lette e rilette perchè mi pareva quasi inverosimile, quasi che non potesse mai toccare al nostro Don Giuseppe. A lui, che tutti noi studenti guardavamo con ammirazione e riverenza per quella sua straordinaria capacità dialettica che rendeva ogni suo discorso o intervento un momento di altissima scuola di pensiero e di un acume degno di un "dotto" della Chiesa.  Stessa intelligenza e capacitá anche di semplificare e farci riflettere come è capitato in uno storico incontro con un altro gigante della Chiesa, Dom Hélder Câmara - il vescovo delle favelas - proprio lì nell'Auditorium di Famiglia Studenti e per noi studenti. Se Dom Hélder ci diceva "Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista", Don Giuseppe con un linguaggio semplice e immediato ci ricordava lo spirito vero del mettersi al servizio degli altri, il senso profondo della solidarietà a partire dai piccoli gesti, nella nostra stessa quotidianità di giovani studenti lontani da casa ma al servizio degli uni verso gli altri: il significato profondo che don Giuseppe dava alla "sua" Famiglia Studenti. Sacerdote e giornalista «Un lottatore con la penna in mano. Perché i grandi, non diventano tali se non così: lottando». Queste le poche parole del vescovo S.E. Franco Giulio Brambilla per raccontare e delineare i tratti soprattutto di un uomo con la sua passione immensa per la Chiesa e per il mondo dei mass media padroneggiando con maestria gli strumenti della comunicazione sociale con tutte le tecniche proprie che lo richiedono senza mai venire meno sui principi e sulla deontologia professionale. Questi alcuni ricordi che mi porto dentro di quegl'anni quando, ancora in erba, tutto era ancora in divenire, ma con l'obiettivo di mettere insieme professionalità, competenze e un po' per volta sempre più esperienza anche al servizio del prossimo, come lo stesso Don Giuseppe ci ricordava in ogni occasione. Impegni che, ancora oggi, restano nel profondo del mio cuore e che, nel suo ricordo affettuoso, porto avanti con coerenza. Addio Mons. Cacciami. Ciao Don Giuseppe.

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