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PRESENTAZIONE
DI NOVARA |
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Perché
Novara?
Una
città a dimensione d’uomo, dove le tradizioni e la storia si
incontrano in un centro storico che assomiglia a un salotto
ottocentesco, dominato dalla cupola svettante di San Gaudenzio,
capolavoro di Alessandro Antonelli. Una città stretta in una striscia
di terra e riso tra la
Sesia e il Ticino. Laggiù, in un riverbero di sole che d’estate
sembra fare rumore tanto è intenso e in una dimensione che d’autunno
e inverno si carica di suggestioni, si stende la pianura, chiazzata
dalle macchie chiare delle risaie e dalle antiche cascine, incorniciata
dai pioppeti che ondeggiano alla brezza del mattino.
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Alle
spalle, il primo incurvarsi delle colline del vino e dei castelli, e più
su ancora il silenzio dolente del lago d’Orta e i riflessi luminosi
del lago Maggiore. E l’orizzonte è chiuso dalle Alpi con i ghiacciai
perenni del Monte Rosa. Questo, e molto altro ancora, è Novara. il
capoluogo della provincia più orientale del Piemonte, a 101 chilometri
da Torino e 50 da Milano.
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Novara
ieri
La città ebbe origini antichissime, tanto che quando si formò nella
sua totalità Roma non esisteva ancora. Intorno al 187 a.C. i Romani,
soggiogati gli Etruschi e gli altri popoli dell’Italia settentrionale,
fecero in modo che Novara diventasse una propria colonia. Nei secoli
successivi al dominio romano, la storia di Novara si fa buia e offuscata
sino al 569 d.C., data dell’occupazione dei Longobardi: durante il
loro dominio la popolazione novarese abbracciò il cristianesimo,
divulgato da san Gaudenzio, che la tradizione vuole primo vescovo della
città. In età medioevale, dopo le violente lotte con Enrico V che,
assalita Novara nel 1110, ne distrusse le mura, il potere vescovile
predominante venne subordinato al nuovo ordinamento comunale. I secoli
dal XII al XV furono per la città densi di avvenimenti politici:
sottomessa da Federico Barbarossa nel 1154, aderì alla Lega Lombarda
nel 1168.
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In
seguito alle lotte con Vercelli per il predominio sulla Valsesia
e ai contrasti tra le fazioni nobiliari dei Tornielli e dei
Brusati, nel 1311 passò sotto il dominio visconteo e subì
tutte le conseguenze della guerra tra i Visconti e gli Sforza.
Nel Seicento la dominazione spagnola è ricordata principalmente
per il malgoverno e perché la città fu trasformata in
piazzaforte, con la costruzione dei bastioni, mentre si
distruggevano i suoi popolati sobborghi. Nel 1713 Novara passò
sotto il dominio austriaco, sancito dal trattato d’Utrecht
dell’11 aprile. Dopo la pace di Vienna del 1735, tra la
Francia, l’Austria e il regno di Sardegna, la città fu
concessa a Carlo Emanuele III, diventando parte degli Stati
Sardi. In seguito alla rivoluzione francese, durante il periodo
napoleonico, Novara divenne capoluogo del dipartimento
dell’Agogna e nel 1814 tornò ad essere dominio sabaudo. In
questo periodo va ricordata la battaglia della Bicocca, che il
23 marzo 1849 segnò la presa di coscienza e l’avvio del
Risorgimento italiano. Da allora la storia di Novara è stata
parallela a quella del regno di Sardegna, mentre l’Italia
cominciava il suo cammino verso l’unità e l’indipendenza:
monarchia sabauda sino al 2 giugno del 1946, divenne repubblica
attraverso un referendum in cui, per la prima volta, votarono
anche le donne. |

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Novara oggi
La città, caratterizzata da una sostanziale stabilità demografica –
la sua popolazione consta di circa 102 000 abitanti –, ha ugualmente
sviluppato l’agricoltura (soprattutto con la coltivazione del riso) e
l’industria (alimentare, meccanica, chimica, tessile); in tempi più
recenti ha scoperto il terziario (con il settore del credito in prima
fila) nonché il turismo. I visitatori possono infatti scoprire a Novara
una forma di turismo nuova, stimolante, che corre su due binari
paralleli offrendo, insieme alle bellezze dell’arte e della storia,
una ricchissima tradizione di bontà gastronomiche e di sapori unici.
Così, accanto a un giro tra i monumenti più famosi, dalla cupola
antonelliana al Broletto medievale, non può mancare un viaggio nel
gusto, per scoprire il riso nelle sue mille preparazioni (in testa la
straordinaria paniscia), i formaggi (il gorgonzola su tutti), i vini
delle colline, i salumi (tra cui il salam d‘la duja), i dolci (come i
tipici biscottini che tanto piacevano a D’Annunzio). La città e il
suo hinterland offrono, oltre ad alberghi di qualità, numerosissimi
ristoranti, trattorie, osterie e aziende agrituristiche: piccoli templi
della cucina e della tradizione.
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