“Non c’è stata alcuna premeditazione”: lo sottolineano più volte gli avvocati Elisabetta Lombi e Cristina Integlia, legali di fiducia di Anna Casciano, l’autrice reoconfessa del delitto di Granozzo. Ieri l’operaia di 47 anni è apparsa davanti al Gip Gianfranco Pezone e davanti al Pm Ciro Caramore per un interrogatorio che è durato circa mezz’ora. Casciano ha ammesso di avere agito perché giovedì mattina fra lei e la madre del suo compagno Santa Puglisi c’erano stati alcuni screzi: in particolare ha parlato di uno scambio di sguardi poco amichevole e di un saluto non ricambiato. E proprio questa sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Casciano è andata a casa sua, al piano di sopra dell’abitazione di via San Rocco 4, si è vestita di nero, ha indossato la maschera “diabolica” e poi è scesa al piano di sotto dalla Puglisi. “Le volevo solo dare una lezione”, ha raccontato; ma quando la pensionata le ha strappato la maschera e ha tentato di ribellarsi, Casciano è andata in cucina e ha preso il coltello da cucina con cui l’ha poi uccisa.
“E’ molto provata, dispiaciuta e si è pentita per ciò che ha commesso – commentano i due legali, che aggiungono – Ora stiamo valutando l’ipotesi di sottoporla a dei controlli specialistici a livello psicologico”.